Offside! “Credo che il problema per lui sia che ha avuto un paio di weekend davvero difficili. Ha tutti i media addosso. Dobbiamo trovare delle prestazioni e abbiamo bisogno di entrambi i piloti se vogliamo avere qualche possibilità di lottare per il campionato costruttori”.
Queste erano state le parole del Team Principal della Red Bull Christian Horner su Liam Lawson al termine del Gran Premio di Cina. Commenti che avevano aumentato le speculazioni sul futuro del pilota neozelandese. Poi l’ufficialità dello scambio con Yuki Tsunoda in Racing Bulls.
Un inizio di stagione complicato per Lawson e l’arrivo di Tsunoda
Dopo i due fallimentari Gran premi di inizio stagione, dove il classe 2002 non ha ottenuto punti e risultando mai competitivo rispetto al compagno Max Verstappen (1 podio ed un quarto posto per l’olandese), le notizie sul possibile approdo di Yuki Tsunoda all’interno del team si erano fatte sempre più insistenti.
“Avrei bisogno di più tempo in pista con la macchina ma di tempo non ce n’è”. Aveva affermato Lawson dopo aver chiuso 12° il Gran Premio di Cina, parole che evidenziavano la consapevolezza di quest’ultimo riguardante il suo futuro. Nei giorni successivi è arrivata la conferma ufficiale: Yuki Tsunoda sostituirà Lawson nella “Prima squadra” del team austriaco già a partire dal prossimo Gran Premio, ovvero quello di casa sua che, come di consueto, si terrà a Suzuka il 6 Aprile.
Nonostante questa sostituzione, il pilota neozelandese continuerà la sua esperienza di F1 nel team Satellite della Red Bull ovvero la Visa Cash App Racing Bulls F1 Team, con la possibilità per lui di dimostrare di meritare nuovamente quel sedile.
Red Bull: il classico errore sulla seconda guida
La situazione Lawson in casa Red Bull non è del tutto nuova visto che il team austriaco da molti anni ama giocare a dadi con i piloti che non fanno di nome Max Verstappen. Il trattamento riservato alle seconde guide e ai giovani talenti non è mai stato esemplare, basti ricordare le scelte affrettate effettuate ai danni di Pierre Gasly, Daniil Kvyat e Alexander Albon, piloti che alla Red Bull hanno faticato tanto (soprattutto nella rivalità interna con Max) e che poi hanno trovato fortuna in altre scuderie.
Un esempio meno lampante, ma comunque evidente, è anche quello di Sergio Perez, un pilota esperto che dopo una prima stagione positiva (tranne il finale) si è perso in quella successiva arrivando addirittura 8° nella classifica piloti.
Una monoposto su misura per Verstappen?
Molte speculazioni addirittura sottolineano come la macchina dell’olandese sia ben diversa da quella della “seconda guida” e come la squadra tenda a realizzare la vettura seguendo le indicazioni del 4 volte Campione del Mondo, costringendo il suo compagno ad adattarsi ad uno stile di guida aggressivo e al limite.
La situazione che ha vissuto Lawson però si avvicina più a quella subita in passato da Pierre Gasly: entrambi hanno pagato la mancanza di tempo. Il francese ed il neozelandese hanno in comune il fatto che la Red Bull ha, da sempre, la necessità di vincere e competere subito senza aspettare che il pilota si adatti ad una macchina diversa rispetto a quella a cui erano abituati, portandoli a non sfruttare un talento che è evidente, visto che Lawson ha dimostrato ottime cose lo scorso anno al posto di Ricciardo.
Non c’è tempo per i giovani
Relativamente ai giovani poi, basti pensare alle dichiarazioni esagerate da parte di Helmut Marko (responsabile del settore giovanile della Red Bull) che alla fine del Gran Premio di Melbourne ha dichiarato che il pianto del giovane Hadjar era una cosa imbarazzante da fare in mondovisione. Parole al veleno che sicuramente evidenziano la tipologia di esigenze e comportamenti che il team austriaco pretende dai propri piloti esperti o giovani che siano.
Vedremo se Yuki Tsunoda sarà in grado di invertire questo trend approfittando di quell’occasione che aspettava da anni per far rimpiangere la Red Bull di non averlo individuato come prima scelta già durante la pausa invernale.