La telecronaca in fuorigioco del Direttore di Rai Sport Paolo Petracca alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali

Offside! Durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali la televisione pubblica italiana, la RAI, nel suo evento più importante, quello che dovrebbe essere il biglietto da visita davanti al mondo, sembra improvvisare. E improvvisare, quando hai in mano le Olimpiadi, non è un errore: è un fallimento.

Il volto, ma soprattutto la voce di questa diretta RAI sono stati quelli di Paolo Petracca, direttore di RAI Sport, finito al centro delle polemiche per una telecronaca che, minuto dopo minuto, ha dato la sensazione di essere scollegata dall’evento, incapace di leggere i tempi televisivi e spesso persino impreparata.

E non è una questione politica. Non interessa chi ce l’abbia messo o perché. Il punto è molto più semplice: la telecronaca non era all’altezza.

La RAI doveva raccontare uno spettacolo storico, fatto di musica, immagini, simboli, emozione. Doveva accompagnare il pubblico, spiegare, dare contesto, valorizzare i momenti. Invece ha fatto l’opposto: ha tolto valore a tutto. Ha coperto la musica, ha rovinato i tempi televisivi, ha sbagliato nomi, ruoli e persino figure istituzionali. E la cosa peggiore è che, mentre succedeva, non sembrava nemmeno accorgersene.

E non è nemmeno un caso se, dall’altra parte, Eurosport con Luca Gregorio, Davide Livermore e Massimiliano Ambesi, ha dimostrato cosa significa avere professionisti preparati: lì la cerimonia è stata raccontata con precisione, competenza e rispetto. Sulla RAI invece è andato in onda il caos.

Già la premessa è stata surreale. Auro Bulbarelli, il giornalista “designato” per il racconto olimpico, è stato fatto fuori prima ancora di iniziare, colpevole di aver spoilerato la partecipazione a sorpresa del Presidente Mattarella. Una scelta che già di per sé racconta perfettamente il clima RAI: non conta il valore, non conta la competenza, conta solo che nessuno faccia ombra al sistema. Risultato? Al suo posto in cabina è arrivato proprio Petracca. E da lì, l’impressione è stata subito chiara: non era la sua serata. L’esordio con “Benvenuti allo stadio olimpico” ha fatto indignare mezzo web, anche se qui va detto chiaramente: è una polemica un po’ forzata. Qualsiasi stadio, per un evento del genere, diventa olimpico. Se vogliamo attaccare Petracca e la RAI, facciamolo per motivi seri, non per il gusto di farlo.

E i motivi seri, purtroppo, sono arrivati a valanga…

Durante la diretta la sensazione era quella di un racconto confuso, con tempi televisivi sbagliati. Silenzi lunghi nei momenti in cui serviva una spiegazione e parole buttate sopra immagini e musica quando invece bisognava semplicemente lasciare parlare lo spettacolo. Lo spettatore non veniva accompagnato, ma veniva “trascinato”. E quando la cerimonia ha iniziato a mostrare personaggi noti in tribuna, la situazione è peggiorata: ogni inquadratura sembrava una roulette russa. Non si capiva mai chi fosse nessuno.

E poi le gaffe, quelle pesanti

Matilda De Angelis presentata come Mariah Carey, non un errore da poco, non un refuso, ma una figura imbarazzante, che ti fa chiedere se chi sta parlando abbia anche solo preparato la scaletta o abbia aperto Google cinque minuti prima della diretta. Ma il punto più basso, grave, è stato quando la presidente del CIO Kirsty Coventry, seduta accanto a Mattarella, è stata indicata come la “figlia del Presidente”. Una frase che non è solo una svista: è un errore istituzionale enorme, un inciampo che in un evento del genere non può esistere. Perché le Olimpiadi non sono solo sport e spettacolo: sono diplomazia, immagine, rappresentanza.

E Petracca, in quel momento, ha dato la sensazione di non avere il controllo di ciò che stava raccontando. E se sugli artisti possiamo anche ridere, in questo caso, sullo sport no. Perché qui parliamo del direttore di RAI Sport. Non di un canale generalista che ogni tanto manda in onda una partita.

Eppure persino i pallavolisti italiani, campioni e protagonisti assoluti degli ultimi mondiali femminili e maschili, non sono stati riconosciuti. Come se fossero comparse qualsiasi, come se non fossero tra i simboli più importanti dello sport italiano contemporaneo. Un paradosso. Una contraddizione totale. E un insulto a chi lo sport lo segue davvero.

Il capolavoro finale, quello che racconta meglio di tutti l’incompetenza televisiva di quella serata, è arrivato con la musica. All’inizio quando Andrea Bocelli stava cantando, nel momento più solenne e delicato della cerimonia, Petracca lo ha interrotto parlando proprio sulle note finali del brano. Un gesto che chiunque abbia fatto anche solo un giorno di televisione sa che non devi fare. Perché la musica, in quel momento, è il racconto. La voce è l’emozione, il silenzio è rispetto.

Invece no: parole buttate lì, a coprire tutto. E subito dopo, il trattamento opposto e altrettanto inspiegabile: Ghali quasi ignorato, poco valorizzato anche dalle inquadrature, senza un vero racconto, senza spiegare il tema scelto per la sua esibizione. Nessun contesto, nessuna chiave di lettura. Nulla. Come se fosse un intermezzo e non un pezzo preciso di uno show costruito al millimetro.

In sintesi: la RAI non ha sbagliato solo i nomi, ha sbagliato proprio a fare il suo mestiere. Ha sbagliato il ritmo, il linguaggio, il senso del momento. Ha dimostrato di non saper raccontare un evento che invece richiede cultura televisiva, sensibilità e preparazione.

E qui arriva la domanda inevitabile: com’è possibile?

La risposta è semplice, ed è anche la più triste. Perché la RAI da anni sembra un mondo chiuso, dove le opportunità non arrivano ai migliori ma a chi è già dentro, dove i giovani e i preparati spesso non trovano spazio, dove la meritocrazia è un concetto che fa paura. E poi ti ritrovi davanti a una diretta olimpica raccontata così e capisci che forse non è nemmeno un problema di singoli: è un problema di sistema.

Il punto è che la RAI, in un evento mondiale, non può permettersi di sembrare vecchia. Non può permettersi di essere lenta, impreparata, autoreferenziale. Perché le Olimpiadi non aspettano nessuno. E mentre Eurosport ha fatto quello che dovrebbe fare un’emittente seria, la RAI e il Direttore di RAI Sport Paolo Petracca hanno dato l’impressione di un’emittente convinta che “tanto la guardano lo stesso”. Forse si, ma il problema è un altro: la guardano e si vergognano.

E quando la tv pubblica riesce a far vergognare il pubblico nel momento più alto dello sport mondiale, significa che non siamo davanti a una serata storta. Siamo davanti ad un fallimento annunciato.

E come se non bastasse

Nella giornat di oggi, a seguito delle polemiche sui social, la RAI ha confermato ufficialmente la propria posizione con un comunicato: i servizi saranno privi di firme e al termine dei Giochi olimpici è previsto uno sciopero contro la figuraccia di Paolo Petracca, a seguito della gestione criticata della diretta.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:

Cerca negli articoli