Impresa dell’Italia che batte gli Stati Uniti nel baseball: gli “azzurri” vincono 8-6 contro le stelle della Major League

Offside! C’è una partita di uno sport che probabilmente il 90% degli italiani non sapeva neanche si stesse giocando. E forse è proprio questo il dettaglio che rende tutto ancora più incredibile.

Nel World Baseball Classic 2026, la nazionale italiana di baseball ha battuto gli USA 8-6 a Houston. Tradotto: l’Italia ha sconfitto la nazione che ha inventato il baseball, nel loro sport, davanti al loro pubblico.

L’Italia del baseball a stelle strisce

Già aver battuto gli USA nel loro sport nazionale basterebbe a parlare di impresa, ma la storia diventa ancora più affascinante se si guarda da vicino chi sono questi “azzurri”.

La prima reazione è quasi ingenua: “che bello, quanti italiani che giocano a baseball nel mondo”. Poi leggi la formazione e capisci. Sono quasi tutti italoamericani, figli o nipoti di emigrati, cresciuti negli Stati Uniti e protagonisti proprio nel baseball americano.

 

 

E allora i nomi diventano parte dello spettacolo: Sam Aldegheri, Dan Altavilla, Dylan DeLucia, Alessandro Ercolani, Matt Festa, Gordon Graceffo, Alek Jacob, Joseph La Sorsa, Michael Lorenzen, Ron Marinaccio, Kyle Nicolas, Aaron Nola, Adam Ottavino, Gabriele Quattrini, Greg Weissert. Nomi che sembrano usciti da un film.

Il bello è che anche molti di loro giocano proprio nella Major League Baseball o nel sistema professionistico americano. In pratica, l’Italia ha battuto gli Stati Uniti usando giocatori cresciuti nello stesso universo del baseball a stelle e strisce.

Il caffè espresso, i baci sulla guancia e gli altri rituali

L’identità italiana, in questa squadra, non è solo nei cognomi. In panchina la nazionale azzurra porta sempre con sé una macchinetta del caffè espresso, diventata ormai uno dei simboli del gruppo. Dopo ogni fuoricampo, il capitano Vinnie Pasquantino accoglie il compagno che ha appena segnato facendogli bere un espresso: prima gli fa indossare una giacca Armani, poi arrivano due baci sulle guance. Un piccolo rituale ironico con cui una squadra composta soprattutto da italoamericani ostenta con orgoglio il legame con le proprie origini.

L’impresa con gli USA

Nessuno avrebbe potuto pronosticare una serata del genere. Non contro gli Stati Uniti, non contro una squadra piena di superstar della Major League e non nel torneo più importante per le nazionali, il World Baseball Classic. E invece è successo davvero. A un certo punto la partita è diventata addirittura surreale: Italia avanti 8-0. Gli americani storditi e il pubblico incredulo. Fantascienza sportiva. Naturalmente la reazione degli Stati Uniti è arrivata come era inevitabile. Punto dopo punto hanno iniziato a rosicchiare il vantaggio fino a trasformare la partita in un finale da film.

Il momento più teso è arrivato quando alla battuta si è presentato il capitano americano, Aaron Judge. Non uno qualsiasi: la stella dei New York Yankees, uno dei volti più potenti del baseball mondiale, con un contratto da ben 360 milioni di dollari. Con lui nel box di battuta, gli Stati Uniti avevano la possibilità di pareggiare. Era la scena perfetta per la rimonta americana, ma non è successo.

L’ultimo out ha consegnato all’Italia una vittoria che sembra quasi irreale. Probabilmente mentre accadeva, milioni di italiani non ne avevano la minima idea. Non sapevano che si stesse giocando, forse non sanno nemmeno cosa sia il World Baseball Classic…

Battuto anche il Messico

L’impresa italiana contro gli Stati Uniti non è rimasta un episodio isolato. L’Italia ha continuato il suo cammino nel World Baseball Classic 2026 battendo anche il Messico per 9-1 e chiudendo il girone al primo posto, conquistando la qualificazione ai quarti di finale. Al termine della partita il manager azzurro Francisco Cervelli ha elogiato la squadra ricordando che la vittoria più grande resta quella contro gli Stati Uniti, ma ha anche mandato un messaggio chiaro: “questo gruppo non vuole fermarsi qui, vuole provare a vincere tutto”.

Ma il baseball azzurro, in una notte di marzo a Houston, ha scritto una delle imprese più sorprendenti che lo sport italiano possa ricordare.

 

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