Offside! Sanremo è sempre stato un mix di musica e spettacolo, tra grandi esibizioni, polemiche e momenti iconici che restano nella memoria del pubblico. Ma negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. Il FantaSanremo, nato come gioco tra amici, è diventato un fenomeno virale, trasformando la kermesse in una gara tra gli artisti a chi colleziona più punti. Il risultato? Un festival dove a volte sembra contare più dire “FantaSanremo” in diretta che cantare una buona canzone.
Spettacolo nello spettacolo, ma fino a che punto?
Sanremo non è mai stato un evento solo musicale. Da sempre si porta dietro momenti di puro intrattenimento, sketch, ospiti internazionali e trovate pubblicitarie. Ma c’è una differenza tra il costruire uno show coinvolgente e il forzare situazioni solo per soddisfare le regole di un gioco parallelo.
Con il FantaSanremo, il palco dell’Ariston si è trasformato in un’arena dove gli artisti eseguono azioni non per il loro spettacolo, ma per un gioco. Indossare occhiali da sole, scendere in platea, fare un inchino, dire specifiche parole: tutte azioni che, nella loro leggerezza, non avrebbero nulla di male. Ma quando diventano quasi un obbligo per accumulare punti, il rischio è perdere la spontaneità dello spettacolo.
L’effetto collaterale: un Festival meno autentico?
Il problema non è la voglia di divertirsi, né il fatto che il Festival sia diventato più leggero. Il problema è che molte delle trovate viste negli ultimi anni non nascono da una scelta artistica, ma da un regolamento esterno. Non sono il frutto di un’idea creativa o di un’esigenza espressiva, ma di una lista di bonus e malus che spinge i cantanti a fare cose assurde solo per il punteggio.
Sanremo è sempre stato un palco dove la personalità di un artista poteva emergere in modi diversi: con una performance intensa, con un monologo, con una trovata scenica originale. Ma oggi molti artisti sembrano più impegnati a seguire la strategia del FantaSanremo che a costruire un momento autentico.
Il confronto con il fantacalcio: una competizione parallela ma non invasiva
C’è un aspetto interessante da considerare: anche il fantacalcio funziona come una competizione parallela alla competizione reale, ma con una differenza fondamentale. Nel calcio, il gioco si basa sulle performance effettive dei giocatori durante le partite e anche se si tratta di una competizione extra, non interferisce con il gioco vero e proprio. L’agonismo tra le squadre resta al centro, mentre il fantacalcio è solo un modo per arricchire l’esperienza del tifoso.
Nel FantaSanremo, invece, il rischio è che il gioco prenda il sopravvento, facendo sembrare più importante il numero di punti guadagnati piuttosto che la qualità dell’esibizione musicale stessa. Dunque se in un contesto come il calcio il fantacalcio aggiunge una dimensione ludica senza compromettere la competizione principale, nel caso di Sanremo la competizione per i punti rischia di distogliere l’attenzione da quello che dovrebbe essere il cuore dell’evento: la musica e le performance artistiche.
Il futuro di Sanremo: un Festival o un meme?
C’è chi lo trova divertente e chi lo considera solo un gioco senza conseguenze, ma è innegabile che molti spettatori, soprattutto le nuove generazioni, seguano il Festival più per il FantaSanremo che per la competizione musicale. Se però il focus si sposta dal valore delle canzoni e delle performance artistiche al numero di bonus accumulati, il Festival rischia di diventare una parodia di se stesso (e forse lo è già).
L’intrattenimento è parte integrante dello show, ma dovrebbe servire la musica e la spettacolarità vera, non trasformarsi in una gara a chi segue più regole per strappare un applauso ironico. Sanremo può essere divertente senza diventare un gioco da tavolo, senza che gli artisti si sentano costretti a esibirsi in gesti e trovate costruite solo per accumulare punti.