Offside! Luciano Spalletti da domani non sarà più il CT della Nazionale italiana. Il 3-0 incassato dalla Norvegia nelle qualificazioni mondiali è stato solo l’ultimo segnale di una gestione mai veramente decollata. Non c’è mai stato quel fuoco, quella fame, quel senso di gruppo che dovrebbe caratterizzare una squadra che porta la maglia azzurra. Il problema è che il calcio di Spalletti, senza i giusti interpreti, può diventare sterile e l’Italia, da questo punto di vista, è sembrata svuotata.
In tutto questo caos, il modo in cui l’esonero è stato comunicato lascia perplessi: alla vigilia della sfida contro la Moldavia, in conferenza stampa, è stato lo stesso Spalletti ad annunciare la decisione di Gravina. Una scelta surreale nei tempi e nelle modalità. Un altro segnale di confusione.
E Gravina?
Per Gabriele Gravina, Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 2018, servirebbe un discorso a parte. Dopo l’Europeo vinto con Mancini, le sue scelte sono sembrate sempre più estemporanee, lontane da una visione tecnica e gestionale coerente. La Nazionale non è solo una squadra, è un simbolo e andrebbe gestita con competenza, non a colpi di tentativi. Forse a questo punto dovrebbe essere lui il primo a fare un passo indietro? O aspettiamo un altro disastro per aprire gli occhi? Il colmo sarebbe non qualificarsi ai Mondiali 2026 con 48 squadre…
I giocatori
Anche i giocatori hanno le loro grosse responsabilità, in campo ci vanno loro, ma va detto chiaramente: il livello è basso e forse non è il momento di fare esperimenti. Servono concretezza e identità e soprattutto serve qualcuno che sappia rimettere insieme i cocci, senza complicarsi la vita. Il calcio non si inventa. Mai. E soprattutto non si improvvisa in momenti del genere.
Ora l’Italia andrà in campo contro la Moldova con un allenatore già esonerato in panchina e non si è mai vista una cosa del genere.