Offside! Due partite, due facce. L’Italia di Gennaro Gattuso ha iniziato il nuovo corso con un netto 5-0 all’Estonia e con un rocambolesco 5-4 contro Israele. Due gare che hanno mostrato contemporaneamente entusiasmo e fragilità: da una parte fame, grinta, identità; dall’altra disattenzioni, limiti tecnici e un livello complessivo che resta molto distante dalle grandi d’Europa.
La forza di Gattuso: fame e appartenenza
Se c’è un merito che non si può negare a Ringhio è quello di aver riportato entusiasmo. La Nazionale con lui trasmette orgoglio, voglia di lottare e appartenenza. Non è un caso che al suo fianco abbia voluto Buffon e Bonucci, due uomini che conoscono molto bene cosa significa vestire la maglia azzurra.
Perché il CT non è solo un allenatore. È un selezionatore, un costruttore di gruppo, qualcuno che ha la responsabilità di scegliere uomini prima ancora che calciatori. In questo senso Gattuso incarna alla perfezione lo spirito che serve: guidare una Nazionale non è disegnare un modulo, ma dare un’identità (e senza tanti esperimenti).
Il limite: una Nazionale mediocre
Il problema, però, resta evidente: il livello tecnico della squadra è mediocre. L’Italia è indietro rispetto a Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo, Olanda e Croazia. La grinta può portarti al Mondiale, ma difficilmente basta per fare strada.
È qui che emergono i limiti di Gattuso come allenatore: più uomo da battaglia e motivatore, meno stratega tattico. La sua storia in panchina parla di risultati altalenanti e di un’identità di gioco mai del tutto definita.
Un traghettatore necessario
Tuttavia Gattuso non è arrivato per rivoluzionare il calcio italiano, ma per rimettere in piedi una Nazionale che aveva smarrito orgoglio e senso di appartenenza. In questo senso può essere l’uomo giusto: un ponte tra la crisi attuale e un futuro più solido, un traghettatore capace di restituire dignità in attesa di un CT più tecnico e progettuale.
Il vero nodo: il sistema calcio italiano
C’è però un rischio: che ancora una volta la FIGC si affidi solo a una soluzione tampone. La Nazionale non può vivere di emergenze, ma ha bisogno di una rifondazione profonda: dai vivai ai club, dalla gestione federale alla formazione dei giocatori. Senza questa base, chiunque sieda in panchina parte con un handicap.
In conclusione, Gattuso potrà anche portare l’Italia al Mondiale, ma per tornare a competere servirà molto di più.