Offside! Ci risiamo! L’Amministratore Delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo ha una capacità incredibile di trasformare temi seri in discorsi confusi, pieni di collegamenti improbabili. Anche stavolta non si smentisce.
Al Social Football Summit di Torino, De Siervo, ha affrontato temi cruciali come la sostenibilità del nostro campionato anche in relazione alle altre nazioni, dicendo che il problema della competitività della Serie A è la Champions League. Un’altra sparata alla De Siervo…insomma un sua specialità, ormai.
Quando dice: “Rischiamo di diventare le prequalifiche della Formula 1 o dei grandi tornei di tennis”, il significato è semplice: la Serie A sta perdendo peso nel mondo. Fin qui, nulla di sorprendente. È vero che il nostro campionato ha perso attrattività rispetto a Premier e Liga. Il problema nasce quando questo declino viene presentato come un fenomeno inevitabile, quasi una congiunzione astrale sfavorevole. La realtà è però ben diversa: stadi vecchi, società indebitate, politiche sportive assenti, settori giovanili trascurati e una comunicazione rimasta agli anni ’90. Sono responsabilità tutte italiane e se siamo indietro, è perché per anni è stato tutto gestito male. Fine della storia.
Poi arriva il capolavoro: “È la Champions League ad aver reso meno popolare la Serie A all’estero”. Come se la Champions avesse deciso di colpire solo noi, ignorando Premier, Liga e Bundesliga. Eppure quelle leghe, che giocano le stesse competizioni, continuano a crescere. La verità è l’opposto: siamo meno popolari in Europa perché da troppo tempo non siamo competitivi davvero in Champions. È come dare la colpa a una maratona se qualcuno arriva ultimo.
Sul tema dei diritti tv – altro tallone d’Achille del nostro AD – quando De Siervo ricorda che in Inghilterra la Premier ha messo sul mercato il 35% di gare in più ricavando comunque cifre enormi, l’informazione è corretta. Il problema è l’uso che ne fa, una sorta di: “Vedete? Tutti i campionati sono in crisi, non solo noi”. Peccato che la Premier inglese parta da stadi pieni, strutture moderne, un prodotto televisivo di qualità, investitori internazionali, marketing da NBA e un brand planetario. La Serie A, invece, parte da VAR traballante, campi indecenti, presidenti che litigano in diretta, bilanci tenuti in piedi con acrobazie contabili e giovani che giocano due partite all’anno.
Il punto centrale è che De Siervo non ha tutti i torti quando dice che rischiamo di perdere il treno. Il problema è che evita sempre di dire il perché. Non investiamo nei vivai, gli stadi sembrano musei, l’esperienza tv è scadente, gli abbonamenti costano come un viaggio alle Hawaii, i club vivono di prestiti e il marketing è fermo al “calcio champagne”. E come ogni anno, arriva puntuale la scusa di turno: pirateria, Champions, mercato globale, UEFA, sfortuna, allineamento dei pianeti. Mai, mai, che dicano: “Ragazzi, forse è colpa nostra”. Qualsiasi motivo va bene, tranne quello giusto: forse, semplicemente, la responsabilità è di chi comanda.
In conclusione, le parole di De Siervo sono un misto di intuizioni corrette e narrazioni che sembrano più un alibi che un’analisi. Il mondo del calcio cambia, certo, ma l’Amministratore Delegato della Lega Serie A lo racconta sempre come uno che vede la pioggia e dice: “Eh, cosa ci vuoi fare? È colpa della pirateria…” invece chi ha il potere di cambiare le cose dovrebbe essere quello con l’ombrello. Il problema dunque non è che De Siervo dica assurdità, è che non dice mai come stanno realmente le cose.