Offside! Sembrava strano, quasi impossibile, per quelle che erano le premesse ad inizio stagione, ma il futuro di Thiago Motta è ormai lontano da Torino. Al suo posto sulla panchina bianconera Igor Tudor.
L’allenatore ex Bologna arrivato ad inizio anno alla Continassa come salvatore della patria, nelle ultime settimane aveva perso totalmente il controllo e l’equilibrio della squadra. Anche se forse, in realtà, non era mai riuscito davvero a portare quel cambio di mentalità, di gioco e di risultati tanto atteso dai tifosi.
La società bianconera ha così scelto una strada rischiosa, puntando su un “condottiero” incaricato di traghettare la squadra fino a fine stagione, in attesa di individuare un eventuale profilo a cui affidare un nuovo progetto. Per l’allenatore croato si tratta di un ritorno alla Juventus, dove ha già vissuto un’esperienza da calciatore, oltre che di un rientro in Serie A dopo aver sostituito Sarri alla Lazio lo scorso anno e aver allenato l’Udinese tra il 2018 e il 2019.
Cosa non ha funzionato con Thiago Motta
Le aspettative erano sicuramente tante visto anche il calciomercato oneroso (circa 225 milioni totali spesi) che aveva portato a Torino giocatori fortemente voluti dall’allenatore e che avevano diffuso nell’ambiente fiducia in un progetto che alla firma del contratto doveva essere triennale. Con il passare del tempo però si è evidenziato il vero problema di questa Juventus: l’incapacità di trovare un proprio equilibrio.
Nel corso della stagione i bianconeri hanno spesso cambiato i propri interpreti cercando però di seguire sempre uno schema e un’idea di gioco precisa caratterizzata da possesso palla (a volte anche troppo) e verticalizzazioni veloci. Nonostante questo, ciò che è veramente mancato a questa squadra era una propria ideologia chiara. Un’assenza legata anche alle scelte del tecnico, come quella di insistere su un Koopmeiners lontano parente del giocatore ammirato con la maglia dell’Atalanta, di schierare spesso calciatori fuori ruolo, come Weah, e di relegare in panchina colui che avrebbe dovuto trascinare la squadra a suon di gol: Dusan Vlahovic.
Cosa può portare la figura di Igor Tudor
L’allenatore croato classe 1978 fin da quando ha iniziato la sua avventura sulle panchine, ha sempre dimostrato un forte carisma e carattere (elementi che erano già individuabili da calciatore) tirando fuori il meglio dai propri ragazzi. L’ha fatto con un Hellas Verona preso in zona retrocessione e portato quasi in zona Europa e con una Lazio allo sbando, riuscendo a rimediare ad un inizio difficile di un altro ex allenatore bianconero, Maurizio Sarri.
La “rabbia” agonistica di Tudor può quindi essere l’arma vincente della Juventus in questo finale di stagione, non solo per portare i bianconeri in Champions League ma anche per mettere in luce quell’identità chiara che è mancata spesso in questa stagione.