Inter, scoppia il caso Calhanoglu: da idolo a colpevole… di nuovo

Offside! Il caso è esploso subito dopo la sconfitta per 2-0 contro il Fluminense al Mondiale per Club. Lautaro Martinez, capitano dell’Inter, ha lanciato un messaggio durissimo: “Chi non vuole rimanere può andarsene”. Nessun nome, ma il bersaglio era chiaro. A sorpresa, ci ha pensato direttamente Beppe Marotta a confermare in conferenza stampa che quelle parole erano rivolte proprio ad Hakan Calhanoglu. Una presa di posizione forte, quasi spiazzante per chi conosce la diplomazia solitamente impeccabile dell’amministratore delegato nerazzurro.

Ecco che Calhanoglu, uno dei simboli più esaltati dell’Inter di questi anni, è finito al centro di una bufera. Guarda caso, di nuovo lui. Il centrocampista turco aveva già lasciato il Milan in malo modo, passando all’Inter tra frecciate, polemiche e gesti che lo avevano reso l’uomo più odiato dai suoi ex tifosi. E ora, proprio nel club che aveva scelto per “vendicarsi”, rischia di essere scaricato in modo simile: rapidamente, senza riconoscenza, come se fosse diventato improvvisamente superfluo.

E sui social si scatenano commenti al limite del surreale: “Sì, buon giocatore, ma alla fine ha fatto giusto tre o quattro partite buone con l’Inter”. Una frase che fa rabbrividire chiunque abbia seguito con attenzione il percorso del turco in nerazzurro: da calciatore incostante a leader tecnico, da punto interrogativo a uomo decisivo nelle partite che contavano. Eppure, basta poco per riscrivere la storia. Basta una voce di mercato, una dichiarazione fuori posto, una percezione che cambia…

Calhanoglu ha poi risposto con amarezza: “Parole che fanno male. Il rispetto non può essere a senso unico. Io non ho mai tradito la maglia dell’Inter”. Frasi che trasmettono delusione, ma anche il senso di sentirsi messo ingiustamente (?) alla gogna.

Il problema, però, non è solo la vicenda specifica. È la cultura del calcio moderno, dove la memoria è cortissima e tutto viene vissuto con “violenza emotiva”. Si osanna, si incensa e poi si scarica nel giro di poco. Si pretende fedeltà totale dai giocatori, ma i tifosi si concedono il lusso di cambiare idea da una settimana all’altra. Calhanoglu oggi è nel mirino, ma potrebbe essere chiunque. Perché nel calcio di oggi ci si innamora velocemente, ma si odia ancora più in fretta.

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