Offside! Il trasferimento di Mateo Retegui all’Al-Qadsiah segna l’ennesimo capitolo della fuga dal calcio competitivo in cambio di una valanga di milioni. E nel valutare le conseguenze di questa scelta, è inevitabile guardare anche alla maglia azzurra. Perché sì, a perderci potrebbe essere proprio la Nazionale (forse).
Retegui era appena riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale nel nuovo ciclo azzurro: il capocannoniere dell’ultima Serie A con l’Atalanta, si era preso il posto da titolare accanto a Moise Kean. Il tandem offensivo, pur giovane e ancora da rodare, rappresentava una scommessa sul futuro, ma ora quella scommessa vacilla.
Il paragone con Lorenzo Insigne viene quasi automatico: titolare fisso con Mancini, poi sparito dai radar appena sbarcato in MLS. Il rischio che accada lo stesso con Retegui è concreto. Giocare in un campionato poco competitivo, senza il confronto settimanale con le grandi d’Europa, appanna inevitabilmente ritmo, intensità e visibilità e se le convocazioni invece continueranno ad arrivare, sarà forse più per mancanza di alternative che per reale merito sportivo.
La verità? A Retegui probabilmente non interessa. Ha scelto i soldi e lo ha fatto consapevolmente. Da 2 milioni a 20 a stagione, è un salto che nessuno (o quasi) avrebbe avuto il coraggio di rifiutare. Ma ancora una volta si tratta di una rinuncia, chiara e netta, a qualcosa che non si compra: la possibilità di essere protagonista nel calcio che conta davvero. Mateo ha detto addio alle notti europee, alle sfide scudetto e forse ai gol che cambiano la carriera.
Siamo dunque sicuri che sia ancora giusto puntare su di lui in maglia azzurra? Forse meglio di no. Non per punizione o per moralismo, ma per coerenza tecnica. Perché il calcio della Nazionale ha bisogno di chi vive ogni settimana ad alti livelli, non di chi si accontenta di dominare contro avversari semi-dilettanti…
E se proprio dobbiamo trovare un senso a questo affare da 148 milioni complessivi tra cartellino e stipendio, allora sta tutto lì: nella decisione presa da Mateo Retegui (e dalla sua famiglia), di mettere la carriera in secondo piano per una scelta di vita, o meglio di conto in banca…