Offside! La coreografia esposta dalla Curva Fiesole in occasione di Fiorentina-Juventus all’Artemio Franchi ha acceso un dibattito che forse ha preso una piega eccessiva rispetto alla reale portata dell’episodio. La scritta “Juve merda” comparsa nel settore dei tifosi viola è stata infatti solo uno degli elementi presi in esame dal Giudice Sportivo, che ha comminato una multa di 50.000 euro alla società Fiorentina.
Nel provvedimento, infatti, si fa riferimento anche ai cori offensivi rivolti ai giocatori e ai tifosi bianconeri, oltre al lancio di fumogeni nel settore ospiti. È chiaro, quindi, che la sanzione non riguarda esclusivamente lo sfottò esposto in curva, ma un insieme di comportamenti che hanno spinto le autorità a intervenire.
Va detto che episodi simili si sono già visti in passato. Nel derby di Roma del 2001, ad esempio, i tifosi della Lazio realizzarono una coreografia con la scritta “AS Roma merda” senza subire sanzioni. Lo stesso accadde a San Siro, quando i tifosi del Milan formarono la scritta “Inter merda” con le luci dei cellulari durante la presentazione delle squadre. In quei casi non ci furono multe o polemiche paragonabili a quelle sollevate nei giorni scorsi.
L’impressione è che la vicenda di Firenze sia stata amplificata più del dovuto, complici anche le varie censure delle immagini televisive per “impedire” che la scritta fosse visibile ai telespettatori, come se al giorno d’oggi i social non permettessero di far vedere la realtà di tali accadimenti praticamente in tempo reale. Questo ha contribuito a trasformare uno sfottò — per quanto più o meno volgare — in un caso quasi nazionale. Detto questo, non si può nemmeno ignorare che scene simili si siano già viste altrove senza provocare tutto questo clamore. Probabilmente, il contesto di una partita tanto sentita e la risonanza mediatica che ne è scaturita hanno contribuito a far sembrare quella coreografia più grave di quanto realmente fosse.
Sarebbe però opportuno distinguere tra sfottò e offese, di quelle gravi. Il calcio vive anche di rivalità e certe provocazioni fanno parte del gioco, purché non si scada in discriminazioni o violenze. I tifosi vanno lasciati liberi di esprimersi con goliardia, nei limiti del rispetto e del buon senso. La passione per il calcio si nutre anche di queste dinamiche e, se gestite nel modo giusto, possono restare parte del folklore senza sfociare in polemiche sterili.