A volte ritornano: il calcioscommesse in Italia. Perchè?

Offside! Questa pagina non poteva che iniziare con un argomento decisamente in fuorigioco: il fenomeno del calcioscommesse. Fatto alla ribalta della cronaca calcistica odierna, dopo gli sconvolgimenti delle ultime settimane riguardante alcuni giocatori professionisti di Serie A. Una vera e propria infrazione che, come il fuorigioco, va contro alle regole.

Ebbene si, di nuovo il calcioscommesse in Italia, dopo gli scandali del 2006 con “Calciopoli” e del 2011 con “Scommessopoli”, ma anche del 1980 e dell’86 con il “Totonero” ed altri casi meno noti. Insomma sembra quasi un accadimento ciclico che colpisce il calcio italiano professionistico, un qualcosa che prima o poi “è da mettere in conto”.
Tuttavia, senza entrare in merito ad indagini (anche perché in corso) e squalifiche varie, sarebbe interessante capire quale può essere il motivo che spinge giocatori (professionisti appunto), a scommettere sulle proprie competizioni, sulle proprie squadre, sulle proprie prestazioni e, in sostanza, sul proprio lavoro.
Per una botta di adrenalina? Per scherzo? Per denaro? Oppure per interessi “superiori”? Le cause possono in effetti essere molteplici ed è difficile giungere ad una risposta univoca. Nelle scorse settimane difatti si è sentito parlare di tutto, con accuse, infondate o meno, verso questo o quell’altro calciatore.

In alcuni casi, i giocatori possono essere coinvolti in scommesse a causa di pressioni o ordini da parte di persone con un certo grado di autorità all’interno del calcio, come presidenti di club, dirigenti o addetti alle scommesse. Questo potrebbe accadere per ragioni di profitto o per manipolare il risultato di una partita. In alcune situazioni, le scommesse potrebbero invece essere parte di truffe più ampie o reati correlati più gravi che coinvolgono calciatori direttamente o indirettamente.
Anche i soldi poi fanno la loro. “L’avidità finanziaria” è infatti un motivo comune per scommettere sulle proprie competizioni: i calciatori professionisti potrebbero essere tentati dall’opportunità di guadagnare denaro extra tramite scommesse.
Non da sottovalutare però casi (non isolati a quanto pare) di eventuale ludopatia, una delle piaghe della nostra società, soprattutto in Italia. Sul sito del Ministero della Salute si legge che la ludopatia è “l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze”.
La ludopatia, o dipendenza dal gioco d’azzardo, è un problema diffuso in tutto il mondo e anche alcuni calciatori potrebbero essere affetti da questa che è riconosciuta a tutti gli effetti una malattia. La ludopatia può difatti spingere le persone a scommettere in modo incontrollato, mettendo a rischio il loro lavoro e la loro reputazione.
Un “curioso” caso è quello invece legato alla pratica di “scommessa su se stessi”. Alcuni calciatori potrebbero infatti scommettere sulla propria squadra o sul proprio successo personale come un modo per aumentare la motivazione o la fiducia in se stessi. Tuttavia, appunto, ciò porta indubbiamente a comportamenti scorretti e collusioni.
Ancora in alcuni casi, le scommesse potrebbero iniziare in modo innocente, come un gioco tra amici, ma poi sfociare in problemi più gravi se non vengono trattate con responsabilità. Insomma però, chi è professionista proprio non può!

Certo è che qualsiasi sia la motivazione, tutto questo non può essere consentito e va decisamente punito, anche severamente se necessario. Scommettere su competizioni sportive ufficiali (FIGC, UEFA e FIFA), in particolare se si è direttamente coinvolti come i calciatori professionisti, può influenzare i risultati e portare a situazioni che minacciano l’integrità delle competizioni. Scommettere su competizioni ufficiali configurerebbe infatti per i calciatori professionisti un illecito sportivo.
E per coloro che vengono definiti “ludopatici”? È importante offrire sostegno e trattamento per i calciatori che soffrono di ludopatia, visto che questa è una malattia che richiede attenzione e cura specifica. Anche se questo forse è un ulteriore discorso che sarebbe da approfondire, visto che l’ammissione di colpa ed il riconoscimento della propria patologia potrebbe essere una mera scusa per vedersi abbassare l’eventuale squalifica.

Qualsiasi sia il caso, preservare la credibilità delle competizioni sportive è però essenziale per il calcio e perciò gli organismi di governo devono fare tutto il possibile per evitare manipolazioni e frodi.
Per mantenere l’integrità delle competizioni, è quindi importante che ci siano conseguenze per i calciatori coinvolti in scommesse illegali. Le squalifiche e le sanzioni devono quindi essere applicate in modo rigoroso per dissuadere futuri comportamenti scorretti. Il che, vista la “ciclicità” con cui avvengono tali episodi, appare però quasi impossibile.

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