Offside! Per oltre dieci anni il nome di Fabrizio Romano è stato sinonimo di calciomercato “puro”: notizie, aggiornamenti, il famoso “Here we go” ripetuto milioni di volte sui social. Negli ultimi giorni, però, il giornalista italiano è finito al centro di una tempesta che con il mercato c’entra solo di riflesso: un video sponsorizzato in cui esalta il “ruolo umanitario globale” dell’Arabia Saudita ha aperto un fronte di critiche che chiamano in causa etica professionale, confini tra informazione e pubblicità e, soprattutto, il tema dello sportswashing.
Il contenuto del video: l’Arabia Saudita “umanitaria”
Il video contestato è stato pubblicato sul profilo social X di Romano con la chiara etichetta di contenuto sponsorizzato (“ad”). In poco più di due minuti, Romano presenta il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre (KSRelief), braccio umanitario del governo saudita fondato nel 2015, descrivendone i progetti e definendo l’Arabia Saudita un attore di primo piano negli aiuti internazionali.
Nel video vengono citati numeri importanti: migliaia di progetti in oltre un centinaio di Paesi, centri di soccorso attivi in 13 nazioni, interventi nello sminamento in Yemen, programmi sanitari contro diverse malattie, impianti cocleari per bambini e percorsi di riabilitazione per le vittime di guerra. Il messaggio complessivo è quello di un Paese impegnato, attraverso KSRelief, a portare aiuti e servizi essenziali in contesti di crisi, con un taglio fortemente positivo e promozionale.
Quello che nel video non compare è il contesto politico dell’Arabia Saudita: dalle denunce di organizzazioni per i diritti umani alla vicenda Khashoggi, fino al ruolo saudita nel conflitto in Yemen. È proprio questa assenza a diventare il detonatore della polemica.
L’accusa di propaganda e sportswashing
La reazione sui social è stata immediata. Molti utenti e commentatori hanno letto il video come un caso da manuale di propaganda o di sportswashing: usare il linguaggio dello sport e la credibilità di un volto noto del calcio europeo per ripulire l’immagine di un regime accusato di gravi violazioni dei diritti umani.
Su X, Reddit e altre piattaforme sono comparsi in poche ore migliaia di commenti che contestano a Romano di essersi messo “al servizio” della narrativa saudita, presentando solo la faccia filantropica del Paese e ignorando sistematicamente le ombre. Alcuni thread internazionali parlano di “precedente pericoloso” per il giornalismo sportivo, perché un insider seguito in tutto il mondo viene percepito come una fonte neutra e affidabile anche quando comunica messaggi sponsorizzati di natura politica.
Testate italiane e straniere hanno ripreso la vicenda con toni più o meno duri. C’è chi sottolinea come l’operazione si inserisca nel più ampio progetto saudita di usare il calcio – dai grandi contratti della Saudi Pro League alle sponsorizzazioni mirate – per migliorare la propria reputazione globale. Altri si concentrano soprattutto sull’elemento deontologico: un giornalista iscritto all’Ordine che presta volto, voce e reputazione a un contenuto promozionale di un governo straniero. Dunque nel caso di Romano, la criticità non sta solo nel fatto che si tratti di un contenuto sponsorizzato – cosa che il giornalista ha già fatto in passato per brand e aziende – ma nella natura del committente: un Paese al centro di numerose controversie internazionali.
Le critiche sui social: tra contestazione e odio
Nel mare di reazioni online si trova di tutto: critiche argomentate, ironia, meme, ma anche insulti personali. Alcuni utenti accusano Romano di aver “venduto” la propria reputazione al miglior offerente, altri lo definiscono un “megafono del regime”, altri ancora invitano a smettere di seguirlo.
Allo stesso tempo, c’è una parte di pubblico che minimizza la vicenda, sostenendo che si tratti “solo di una pubblicità” e che nessuno obbliga gli utenti a prendere sul serio i contenuti sponsorizzati. Questa posizione, però, viene contestata da chi ricorda che Romano non è un influencer generico, ma un giornalista presentato ovunque come fonte affidabile: la sovrapposizione tra ruolo informativo e ruolo promozionale diventa quindi più delicata rispetto ad altri casi.
Le (non) risposte di Fabrizio Romano e il dibattito aperto
Fino a ora Fabrizio Romano non ha pubblicato un lungo comunicato auto-critico o una vera intervista di spiegazione: la sua strategia è sembrata quella del basso profilo, continuando a produrre contenuti di calciomercato e lasciando che il ciclone mediatico si esaurisse da sé. Questa scelta ha diviso l’opinione pubblica: c’è chi la considera una tattica prudente per non alimentare ulteriormente la polemica e chi invece la legge come un’occasione mancata di confronto trasparente con il proprio pubblico.
In realtà il punto non è solo Romano, ma un sistema in cui i confini tra informazione, intrattenimento e pubblicità sono sempre più sfumati, soprattutto sui social: il rischio è che la fiducia del pubblico nei giornalisti sportivi – già messa alla prova da clickbait e rumor infondati – subisca un ulteriore colpo.
Al di là delle opinioni su Fabrizio Romano, qui il video sul “ruolo umanitario globale” dell’Arabia Saudita non è solo uno spot, ma il sintomo di un equilibrio sempre più fragile tra giornalismo e marketing, tra storytelling e propaganda.