Sinner più della Nazionale: il nuovo simbolo dello sport italiano

Offside! In Italia lo sport è una questione di cuore, non sempre di coerenza, ma di passione assoluta sì. Siamo patriottici, ma in modo tutto nostro: quando c’è da tifare ci siamo sempre e se c’è un italiano che vince, soprattutto in uno sport individuale, scatta qualcosa che ci unisce, al di là di ogni differenza. È successo ieri con la Pellegrini, con Valentino Rossi, con Pantani, Marcel Jacobs ed è successo oggi, di nuovo, con Jannik Sinner.

La scena è ormai chiara agli occhi di tutti: gente per strada incollata agli schermi dei cellulari puntati sul match, bar pieni, applausi e silenzi collettivi. Ancora una volta la finale del Roland Garros non è stata solo un evento sportivo, era un momento collettivo. Come se tutto si fosse fermato per vedere “il nostro ragazzo” affrontare Alcaraz.

Eppure non è sempre stato così per il tennis. In Italia, questo sport ha avuto per anni un “alone da élite”. Chi lo pratica per passione spesso lo fa anche per quell’aura quasi da “sport di lusso”. Per molto tempo (e forse anche oggi) il tennis ha avuto la fama di essere cosa da ricchi, ma qualcosa è cambiato, prima con Berrettini e poi soprattutto con Jannik da San Candido in Trentino-Alto Adige.

Sinner ha rotto uno schema. Non è il classico personaggio patinato, non ha tatuaggi vistosi o frasi fatte. Parla poco, lavora tanto. Porta con sé quell’aria pulita di chi è cresciuto tra le montagne e ha scelto di dedicarsi al tennis come fosse una missione. Nessun clamore, solo talento, disciplina e una fame di migliorarsi costantemente che lo hanno portato a diventare il Numero 1 del mondo.

Jannik sta facendo al tennis quello che Marco Pantani fece al ciclismo: lo ha reso popolare. Sinner ha trasformato un salotto elitario in una piazza, ha fatto scoprire agli italiani un amore nuovo per uno sport che prima guardavamo forse con distacco, ora con trasporto. Forse oggi ci piace il tennis proprio perché non ne eravamo abituati; adesso lo stiamo piano piano conquistando e in un Paese dove il calcio è onnipresente e spesso divisivo, il tennis di Sinner è diventato un linguaggio comune, silenzioso, elegante ma potentissimo.

È lo sport individuale che ci unisce come collettivo. Il ragazzino dai capelli rossi ha preso la racchetta in mano e ci ha fatto sentire di nuovo orgogliosi. Non è solo una questione di punti o di trofei: è che quando c’è lui in campo, torniamo a tifare tutti insieme come popolo.

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