Offside! Questa Coppa del Mondo conferma ancora una volta una regola che nel calcio sembra non tramontare mai: in un torneo così breve vanno convocati i giocatori più in forma. Le bandiere, il nome sulla maglia e il richiamo mediatico non bastano. Serve un gruppo costruito sull’attualità, con il giusto equilibrio tra esperienza e freschezza.
Insomma, Neymar non serviva a questo Brasile. La sua convocazione da parte del CT Carlo Ancelotti per questo Mondiale si è rivelata più simbolica che utile e, come il resto della squadra, è diventato uno dei volti dell’eliminazione verdeoro.
Il Brasile, a proposito, non partiva tra le grandi favorite. La rosa, senza alcune stelle, non aveva la qualità delle migliori nazionali e sul campo non ha mai dato la sensazione di poter arrivare fino in fondo. Le difficoltà erano emerse già nel percorso di qualificazione, chiuso soltanto al quinto posto del girone sudamericano, un risultato impensabile fino a pochi anni fa per una nazionale abituata a dominare.
Anche Ancelotti ha le sue responsabilità. In carica come CT della Seleção dal 26 maggio 2025, ha avuto poco tempo per lavorare, ma le sue scelte non hanno inciso come ci si aspettava. La squadra è apparsa senza un’identità precisa e incapace di fare quel salto di qualità che tutti si aspetterebbero da una nazionale com il Brasile.
Neymar rappresenta perfettamente questa parabola. Da tempo sembrava aver concluso il suo ciclo con la Seleção e il Mondiale, ancora una volta, lo ha confermato. È apparso lento, nervoso e lontano dal calciatore che per anni era stato indicato come l’erede naturale dei grandi numeri 10 brasiliani. Ancora una volta Neymar da Silva Santos Júnior – detentore del record di gol con la nazionale brasiliana (80) – non è riuscito a caricarsi la nazionale sulle spalle nel momento del bisogno…
Fa impressione pensare che quando si parla di Neymar ai Mondiali, l’immagine che torna più spesso alla mente non sia una giocata o un gol decisivo, ma bensì le sue lacrime. È successo in passato ed è successo anche questa volta. Un epilogo amaro che racconta meglio di qualsiasi statistica il rapporto incompiuto tra uno dei talenti annunciati più grandi della sua generazione e la maglia del Brasile.