La strategia del Paraguay contro la Francia è stata giusta

Offside! Paraguay-Francia, agli ottavi del Mondiale, è stata una partita tra la garra sudamericana e il talento: ecco perché è stato un grande spettacolo.

A decidere la sfida è stato un rigore di Mbappé, in una gara povera di occasioni e ricca di contrasti, tensione e battaglie individuali. Una partita che ha fatto storcere il naso a molti osservatori, ma che per altri ha rappresentato una delle espressioni più autentiche del calcio.

Il Paraguay si è presentato agli ottavi con un piano gara chiarissimo: ridurre al minimo il divario tecnico con i francesi, togliere ritmo alla partita, trasformare ogni pallone in una lotta e trascinare la sfida il più lontano possibile. Magari fino ai rigori, come già accaduto contro la Germania nel turno precedente.

I sudamericani hanno giocato con una durezza costante, spingendosi spesso al limite e talvolta oltre. L’arbitro Tantashev – senza non poche polemiche – ha scelto una linea molto permissiva, evitando di estrarre cartellini ai giocatori paraguaiani e lasciando che il livello dello scontro fisico crescesse per tutta la durata dell’incontro. Il risultato è stato una partita nervosa, sporca, difficile da interpretare e quasi impossibile da controllare.

Ma per una nazionale che non possiede il talento offensivo della Francia, quale sarebbe stata una alternativa altrettanto efficace? Provare a giocare a viso aperto contro Mbappé, Olise, Dembelè e compagni avrebbe probabilmente significato esporsi a una sconfitta pesante. Il Paraguay ha scelto invece di giocare secondo la propria identità, facendo leva su organizzazione, sacrificio e soprattutto sulla famosa “garra” che da sempre caratterizza il calcio sudamericano.

Una filosofia che richiama certe pagine del calcio argentino del passato, quando squadre come l’Estudiantes costruivano le proprie imprese trasformando ogni partita in una guerra sportiva. Non sempre belle da vedere secondo i canoni moderni, ma tremendamente efficaci nel mettere in difficoltà avversari superiori.

Naturalmente c’è differenza tra intensità agonistica e antisportività, ma una squadra che lotta su ogni pallone, che interrompe il ritmo dell’avversario e che porta il confronto sul piano fisico, non sta tradendo il calcio, ma sta semplicemente cercando la propria strada per competere.

Anche la reazione finale dei francesi racconta molto della partita. Il nervosismo accumulato durante 90 minuti di continui duelli è esploso al fischio finale, con Mbappé che ha lasciato il campo senza stringere la mano al portiere Gila. Segno di quanto il Paraguay sia riuscito a entrare nella testa dei propri avversari, pur uscendo sconfitto.

Alla fine passa la Francia come era pronosticabile, ma il Paraguay, dopo aver eliminato la Germania, esce dal Mondiale con la consapevolezza di aver costretto una delle favorite ad una vera battaglia.

Il bello del calcio è che non sempre vince chi impone il proprio gioco. A volte il suo fascino sta anche in chi resiste, lotta e prova a ribaltare i pronostici con le armi che ha a disposizione.

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