Offside! La Coppa del Mondo 2026 volge al termine. La Spagna batte 1-0 l’Argentina nella finale di New York e conquista la sua seconda stella.
Questo Mondiale lo ha vinto l’equipo.
Una parola semplice, quasi banale, che però racchiude il segreto di una nazionale capace di dominare il calcio mondiale senza dover dipendere da un singolo fuoriclasse. Certo i talenti non mancano, ma la forza della Roja non è mai stata solo la capacità tecnica del singolo. È sempre stata il collettivo.
E c’è una frase significativa di questo percorso pronunciata dal CT spagnolo Luis de la Fuente dopo la semifinale contro la Francia: “Sapevamo di affrontare la migliore squadra del mondo, ma oggi loro avevano davanti il miglior gruppo del mondo.”
Lì si è deciso il Mondiale.
La partita contro l’Argentina ne è stata la conferma. L’1-0 racconta solo una parte della storia. La finale è stata la dimostrazione perfetta di quel concetto espresso dal CT spagnolo dopo la semifinale. La Furia roja ha controllato la gara dall’inizio alla fine, ha chiuso ogni spazio, ha soffocato il talento argentino e ha costretto i campioni del mondo uscenti a giocare una partita nervosa, ai limiti dell’aggressività – come hanno fatto vedere per quasi tutta la competizione – conclusa addirittura in inferiorità numerica per l’espulsione di Enzo Fernández.
Ha vinto l’equipo. Ha vinto una squadra che ha attraversato l’intero Mondiale subendo appena un gol in otto partite. Una Spagna inarrestabile che ha eliminato avversarie del calibro di Portogallo, Belgio, Francia e Argentina. Ha vinto senza dipendere da una sola stella. Anzi, con un Lamine Yamal meno brillante del previsto, ma con tanti protagonisti: Rodri, Dani Olmo, Fabián Ruiz, Oyarzabal, Ferran Torres, Nico Williams, Unai Simón e tanti altri.
Non è un caso che i tre premi individuali più importanti del torneo parlino spagnolo: Cubarsí miglior giovane, Rodri miglior giocatore e Unai Simón miglior portiere.
Ma questa vittoria nasce molto prima del mondiale negli Stati Uniti…
Nasce nelle selezioni giovanili della Federazione spagnola. Unai Simón, Rodri, Oyarzabal, Dani Olmo, Fabián Ruiz, Merino, Cucurella e Pedro Porro, giocatori cresciuti insieme, campioni d’Europa Under 19 nel 2015, campioni d’Europa Under 21 nel 2019 e oggi campioni del mondo. Sempre con lo stesso CT.

La Spagna, con Luis de la Fuente Castillo in panchina non ha costruito una nazionale, ma una nuova generazione di talenti. Un equipo inarrestabile. Una Furia roja scatenata. Il CT spagnolo ha dato continuità alle idee, ha mantenuto una filosofia di gioco riconoscibile, ha avuto il coraggio di aspettare la maturazione dei propri ragazzi invece di inseguire soluzioni immediate.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Nations League 2023, Campionato Europeo 2024 e Mondiale 2026. Tre trofei consecutivi, dopo aver vinto e convinto contro corazzate molto ben attrezzate.
In un calcio sempre più ossessionato dai singoli, dai fenomeni e dalle statistiche individuali, la Roja ha ricordato a tutti una verità che spesso viene dimenticata: le grandi squadre non sono quelle con i giocatori migliori, ma quelle che riescono a far rendere ogni giocatore al massimo, per il proprio ruolo e per il bene del gruppo.
Ancora una volta per la Spagna ha vinto l’equipo. Ed è proprio questo il motivo per cui oggi la Furia roja è la squadra da battere. Con questo ennesimo successo, ha dimostrato di essere la più forte del mondo, ma soprattutto ha fatto vedere di aver costruito il gruppo più forte del mondo.