La crociata anti-pirateria della Lega Serie A, ma chi è che ha “ucciso il calcio”?

Offside! Come la pirateria…e mai come quest’anno la Lega Serie A ha deciso di lanciare una campagna martellante proprio contro la pirateria audiovisiva. Spot in tv, slogan negli stadi, immagini drammatiche di bambini che piangono e la scritta“La pirateria uccide il calcio”.

Il nemico numero uno scelto sono le IPTV illegali: piattaforme streaming che, con abbonamenti da pochi euro, permettono di vedere tutte le partite di Serie A (e non solo). In pratica il cosiddetto “pezzotto”.

I numeri diffusi dalla Lega (Indagine FAPAV/Ipsos) sono allarmanti: nel 2024, il 38% degli adulti italiani ha commesso almeno un atto di pirateria, per un totale di 295 milioni di visioni illegali. Il danno stimato per l’economia è di 2,2 miliardi di euro e, sempre secondo i dati, oltre 12.000 posti di lavoro sono a rischio. Chi utilizza queste piattaforme rischia conseguenze penali e perfino di finire nelle mani della criminalità organizzata.

Non ci sono dubbi: la pirateria è illegale, chi la usa è un furbo (quando non un vero delinquente), e si merita anche di essere perseguito legalmente in tal senso. Ma il punto vero è un altro: perché la gente ricorre alla pirateria? Forse perché la passione calcistica è diventata troppo costosa? Un abbonamento ad una piattaforma streaming in Italia costa centinaia di euro l’anno, i biglietti allo stadio hanno prezzi fuori portata per molte famiglie. Non stupiamoci della pirateria, che è sempre esistita e sempre esisterà: domandiamoci piuttosto perché tanta gente ci ricorre.

E qui arriviamo al capolavoro! L’Amministratore delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo tempo fa ha dichiarato che uno dei motivi per cui l’Italia non va ai Mondiali è proprio la pirateria, poiché secondo lui, i mancati introiti non permettono di investire abbastanza nei vivai e nella crescita dei giovani.

“Molti si interrogano sul perché la nostra Nazionale sia in questa situazione e perché manchino i talenti. Una motivazione – ha affermato a giugno 2025 De Siervo agli Stati generali della pirateria a Roma – sono le perdite dovute alla pirateria. Tutti i soldi che ogni anno vengono persi non vengono investiti nei vivai e nella crescita dei nostri giovani”.

Luigi De Siervo, Amministratore delegato della Lega Serie A

Un’affermazione che, a dirla tutta, potrebbe essere persino condivisibile in fondo, ma detta così, in un momento in cui il calcio italiano fatica in Europa, gli stadi sono mezzi vuoti, i settori giovanili arrancano da decenni e i club vivono di plusvalenze e prestiti, suona semplicemente ridicola. Il problema non è la pirateria: è la gestione del calcio.

E allora, invece di mostrarci bambini disperati che piangono perché “hanno ucciso il calcio”, perché non fargli dire la verità:

“Peccato che non posso vedere le partite della mia squadra perché l’abbonamento costa troppo e mio papà non se lo può permettere. Peccato che non posso andare allo stadio perché i biglietti sono carissimi e la mia famiglia non ha i soldi…”

Quella sarebbe una campagna vera e onesta. Non questa crociata moralista che, più che difendere il calcio, sembra difendere solo gli interessi economici.

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