Il Mondiale dei conti: quando il calcio lascia spazio alla calcolatrice

Offside! Ci sono Mondiali che si ricordano per i gol, per le imprese impossibili, per le lacrime e per gli eroi inattesi. E poi ci sono Mondiali che rischiano di essere ricordati per altro. Quello del 2026, almeno nella sua fase a gironi, ha assunto più i contorni del “Mondiale dei conti”.

Le ultime giornate della fase a gruppi hanno regalato uno spettacolo insolito. Tifosi che esultano e poi si fermano a guardare il tabellone. Giocatori che segnano e scoprono pochi secondi dopo che quel gol potrebbe aver peggiorato il percorso verso la finale. Allenatori costretti a ragionare più sugli incroci futuri che sulla partita in corso. Con telecronisti e commentatori impegnati a spiegare classifiche avulse, migliori terze e combinazioni matematiche.

Il nuovo format a 48 squadre avrebbe dovuto allargare il sogno mondiale. In parte ci è riuscito. Ma ha anche prodotto un effetto collaterale evidente: la sensazione che il risultato migliore non sia sempre vincere.

Se un gol segnato al 93’ viene accolto con preoccupazione anziché con gioia perché rischia di generare un accoppiamento più difficile nel turno successivo, qualcosa si è inceppato nel meccanismo…

L’episodio di Algeria-Austria è diventato il simbolo perfetto di questo Mondiale. Il gol di Mahrez che avrebbe dovuto essere festeggiato si è trasformato in un problema. Un pareggio subito allo scadere è stato accolto quasi come una liberazione. Scene surreali che raccontano meglio di qualsiasi statistica il clima respirato in questi giorni.

Ancora più significativo è stato il caso dell’Iran. Al di là delle polemiche e delle interpretazioni geopolitiche che poco hanno a che vedere con il calcio, la lettera lasciata dalla nazionale asiatica nello spogliatoio di Seattle resterà una delle immagini più forti di questa fase a gironi. Una squadra che sente il bisogno di richiamare tutti al fair play e allo spirito del gioco racconta un malessere diffuso, percepito ben oltre i confini di un singolo girone.

Naturalmente il calcio ha sempre avuto i suoi calcoli. È sempre esistita la gestione del risultato e sono sempre esistiti i pareggi convenienti e gli incroci da evitare, ma raramente questi aspetti erano diventati così centrali nella narrazione del torneo.

Per giorni si è parlato più di “biscotti” che altro…

E c’è un altro aspetto che lascia perplessi. Con un tabellone già definito mesi in anticipo, le squadre hanno potuto quasi scegliere, indirettamente, il percorso che le attendeva. Finire prime per molte Nazionali non è stato necessariamente meglio che arrivare secondi. Perchè vincere non sempre è stata la soluzione più conveniente.

Insomma, la fase a gironi di questa Coppa del Mondo 2026 ha lasciato una sensazione difficile da ignorare. Quella di aver assistito ad un torneo in cui la calcolatrice e “i conti” sono stati protagonisti quasi quanto il pallone.

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