Offside! È proprio il caso di dirlo…
Nel finale di Portogallo-Croazia è esploso un caso destinato a far discutere a lungo: il gol del possibile 2-2 di Joško Gvardiol è stato annullato dopo un lunghissimo controllo del VAR, cancellando l’illusione della rimonta croata e consegnando al Portogallo il passaggio del turno.
La Croazia aveva trovato una rete pesantissima nel recupero, con Gvardiol che era riuscito a trascinare la sfida verso un finale ancora più incerto. Ma la gioia è durata pochissimo: l’arbitro è stato richiamato al monitor per verificare l’inizio dell’azione che aveva portato al suo gol e, dopo la revisione, la rete è stata annullata.
Il motivo non era il colpo conclusivo del difensore croato, bensì un tocco precedente impercettibile di Matanovic, giudicato decisivo perché aveva portato Pasalic in posizione irregolare nell’azione che aveva preceduto la rete.
A rendere il caso ancora più particolare è stato l’intervento della tecnologia integrata nel pallone, che ha permesso di individuare con precisione il contatto e di confermare la lettura del VAR. Un dettaglio quasi invisibile a occhio nudo è così diventato determinante nel modificare l’esito della partita.
È il tipo di episodio che riaccende il dibattito sul confine tra giustizia tecnologica e spirito del gioco: da un lato la precisione, dall’altro la sensazione di un calcio sempre più governato dai millimetri.
Per la Croazia resta il rimpianto di un finale crudele, perché il gol annullato avrebbe potuto cambiare tutto in extremis. Ma la scena che resterà di questa sfida è soprattutto quella del 2-2 cancellato dopo la revisione, simbolo di una partita decisa non solo sul campo, ma anche dalla tecnologia.