Offside! Il calcio accelera, si modernizza e prova ad eliminare le perdite di tempo per giocare sempre di più. E quando si parla di rivoluzioni regolamentari, alla fine tutto torna sempre lì: al fuorigioco.
La 140ª Assemblea Generale Annuale dell’International Football Association Board IFAB, tenutasi in Galles il 28 febbraio scorso, ha approvato una serie di modifiche che entreranno ufficialmente in vigore dal 1° luglio 2026, in tempo per la stagione 2026-2027 e per i Mondiali FIFA World Cup 2026 in Usa, Canada e Messico.
Le novità riguardano soprattutto il ritmo della partita: tempi più stringenti per rimesse laterali, rinvii e sostituzioni, maggiore controllo su simulazioni e proteste, gestione più severa degli infortuni con uscita temporanea obbligatoria dal campo, oltre all’estensione del VAR anche ai casi di seconda ammonizione (per scongiurare situazioni stile Bastoni-Kalulu) e ad alcune decisioni tecniche come l’assegnazione dei calci d’angolo.
Sono cambiamenti concreti, già approvati, che mirano a rendere il gioco più fluido e meno spezzettato. Eppure, in mezzo a queste “mini-rivoluzioni”, la Regola 11, che disciplina l’offside, resta formalmente intatta.
Il fuorigioco, per ora, non cambia. Il sistema semiautomatico continuerà a stabilire con precisione millimetrica quando un attaccante è oltre l’ultimo difensore. Nessuna “zona di tolleranza”, nessun margine interpretativo: anche pochi centimetri possono fare la differenza tra un gol e un braccio alzato. L’IFAB ha discusso possibili correttivi, come quello del cosiddetto “daylight offside”, ma ha scelto di non intervenire prima dei Mondiali 2026. La linea è chiara: prima si osserva, poi eventualmente si cambia.

Ma mentre l’Europa resta prudente, in Nord America si prepara un esperimento che potrebbe riscrivere davvero il concetto di fuorigioco.
Da aprile 2026, nella Canadian Premier League verrà testato appunto il “daylight offside”, la proposta sostenuta dall’ex manager dell’Arsenal Arsène Wenger nel suo ruolo di responsabile dello sviluppo globale della FIFA. L’idea è semplice quanto dirompente: il fuorigioco si fischia solo se c’è “luce completa” tra attaccante e difensore. Se anche solo una parte del corpo dell’attaccante è allineata, l’azione è regolare.
Tradotto: niente più millimetri decisivi, niente più spalle e tacchetti avanti di un’unghia che cancellano un gol. Più spazio agli attaccanti, più profondità, potenzialmente più reti. La FIFA ha dato il via libera alla sperimentazione, l’UEFA invece si è detta contraria e non autorizzerà test nelle competizioni europee, temendo distorsioni tattiche e nuove complessità arbitrali.
È qui che si gioca la vera partita del futuro. Da una parte c’è il modello attuale, iper-preciso, tecnologico, quasi chirurgico. Dall’altra un’idea che prova a restituire vantaggio al gioco offensivo e a ridurre la sensazione di ingiustizia percepita dai tifosi davanti a decisioni millimetriche.
Nel 2026 il fuorigioco non cambierà nelle competizioni ufficiali, ma per la prima volta da anni, la sua struttura è davvero sotto osservazione e se i dati raccolti in Canada dovessero dimostrare un impatto positivo su spettacolo e dinamiche tattiche, l’IFAB potrebbe trovarsi davanti davanti ad una scelta storica per il futuro del gioco.
Il calcio sta cambiando ritmo. La domanda è se, prima o poi, cambierà anche la sua linea più sottile: quella che separa un gol valido da un fuorigioco di pochi centimetri.