Chivu predica bene e razzola male: prima la lezione morale, poi difende Bastoni. E il web lo ridicolizza

Offside! L’allenatore dell’Inter Cristian Chivu voleva fare il moralista e per qualche ora, prima di Inter-Juventus, ci era anche riuscito. Con una frase destinata a far discutere, l’allenatore nerazzurro aveva dichiarato: “Sogno un allenatore che quando ha un episodio a suo favore chiede scusa. Invece si lamentano solo se li subiscono. Arbitri? Non li temo”.

Parole forti, quasi da calcio romantico. Peccato che poi il campo abbia presentato il conto nel modo più brutale possibile.

Al 42’ del primo tempo arriva l’episodio che avvelena il derby d’Italia: Kalulu, già ammonito, appoggia appena la mano sulla spalla di Bastoni. Il difensore nerazzurro si lascia cadere in modo plateale e La Penna abbocca, estraendo il secondo giallo che porta all’espulsione del bianconero. Una decisione pesantissima, che condiziona la partita e che in seguito viene definita persino dal designatore Rocchi come frutto di una “simulazione chiara”.

E qui arriva il capolavoro dell’incoerenza. Perché se qualcuno si aspettava un Chivu coerente con le sue dichiarazioni pre partita, pronto magari a riconoscere l’errore o a condannare l’atteggiamento del proprio giocatore, la risposta è stata l’opposto.

Nel post gara Chivu difende tutto senza esitazioni: “Il tocco di Kalulu è leggero. Bastoni non simula. È un tocco e bisogna ammetterlo, ma lui la manata la sente. Kalulu in certi casi deve tenere le mani a casa”.

Tradotto: Bastoni è innocente, colpa di Kalulu.

Una linea comoda, utile a ripulire l’episodio e a spostare l’attenzione dalla simulazione alla presunta “ingenuità” dell’avversario. Ma che suona clamorosamente ipocrita se confrontata con la predica fatta solo poche ore prima.

E il web, ovviamente, non perdona. Nelle ore successive torna virale un vecchio filmato di Bari-Inter con Chivu ancora calciatore protagonista di una manata plateale in faccia a un avversario. Un episodio che rende ancora più grottesco il suo atteggiamento attuale: prima la lezione morale, poi la difesa a oltranza quando l’episodio favorisce l’Inter.

La frase di Chivu prima della partita è un autogol gigantesco. Perché quando dici: “Sogno un allenatore che quando ha un episodio a favore chiede scusa” ti stai mettendo addosso una maschera da “uomo giusto”, da moralizzatore.

E poi appena succede l’episodio, fai esattamente quello che fanno tutti: difendi il tuo giocatore, giustifichi, scarichi la colpa sull’avversario (“Kalulu deve tenere le mani a posto”) e fine. E infatti la cosa ridicola è proprio questa: Chivu non è incoerente perché è cattivo, ma è incoerente perché nel calcio non puoi permetterti di essere coerente, sennò ti mangiano vivo. Però allora non fare il predicatore prima!

Il calcio è pieno di ex giocatori che erano cattivi in campo e poi diventano improvvisamente: educatori, moralisti e maestri di fair play. E quando spunta il video… finisce tutto. Non perché non possa cambiare, ma perché in quel contesto specifico suona proprio come: “faccio il santo solo quando mi conviene”.

E alla fine, più che un allenatore diverso dagli altri, Chivu si è rivelato esattamente ciò che lui stesso criticava: uno che fa il moralista finché conviene, ma che quando beneficia di un episodio cambia subito versione. Un classico.

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