Offside! Di nuovo lo sport a servizio dei cosiddetti “petrodollari”? È innegabile che dove ci sono i soldi si comanda, con buona pace dei finti buonisti e di coloro che sostengono che “i soldi non fanno la felicità”. Ma c’era davvero bisogno del Six Kings Slam in Arabia Saudita?
Il 6 Kings Slam è un torneo-esibizione di tennis che si sta tenendo a Riyadh, in Arabia Saudita. Le partite vengono giocate alla Kingdom Arena e i sei “re” protagonisti di questo evento sono il nostro Jannik Sinner, Novak Đoković, Rafael Nadal, Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev e Holger Rune.
Poiché questo non è un evento organizzato dall’ATP, i giocatori non guadagneranno alcun punto di classifica. Tuttavia a ciascuno dei sei partecipanti è garantito un premio “minimo” per la partecipazione di 1,5 milioni di dollari, con il vincitore che si porta a casa il premio più grande mai visto nella storia del tennis: ben 6 milioni di dollari, quasi il doppio del premio previsto per un campione del Grande Slam (3,8 milioni di dollari).
Questo evento esibisce cifre incredibili, ma dietro lo spettacolo e la grandeur si cela una questione molto più spinosa: lo sportwashing. Così come il greenwashing descrive il tentativo di dare un’immagine ecologica a pratiche non sostenibili, lo sportwashing consiste nell’usare lo sport per ripulire l’immagine di Paesi con un profilo internazionale controverso. Ed è difficile non vedere in Arabia Saudita uno degli esempi più lampanti di questo fenomeno.
Lo sport al servizio dell’immagine politica
Prima la F1, poi il golf, ancora il calcio e adesso il tennis, l’Arabia Saudita sta investendo enormi quantità di denaro per portare i migliori eventi sportivi mondiali sul proprio territorio, costruendo così una vetrina internazionale che mostra una nazione moderna e progressista, in grado di ospitare eventi globali di alto livello. Ma a che costo?
L’Arabia Saudita rimane infatti uno dei Paesi più criticati dal punto di vista dei diritti umani. Le sue leggi e politiche, in particolare riguardo ai diritti delle donne e alla libertà di espressione, sono spesso definite retrograde e repressive. Inoltre, il Paese ha un passato di controversie internazionali che include anche accuse di gravi violazioni dei diritti civili.
In questo contesto, l’organizzazione di grandi eventi sportivi diventa un modo per spostare l’attenzione dal “record negativo” del Paese e puntare invece i riflettori su uno scenario glamour di sport e intrattenimento.
Per chi è davvero questo spettacolo?
Dietro ai milioni investiti, c’è la domanda su chi sia il vero destinatario di questo show. Gli appassionati di sport? O forse gli investitori internazionali e le élite politiche? I critici di questi eventi ritengono che il pubblico sia solo una pedina in un gioco molto più grande, in cui lo sport diventa uno strumento di propaganda e potere economico.
E mentre gli spettatori si godono il tennis e gli atleti si spartiscono premi faraonici, resta la sensazione che lo sport sia, ancora una volta, sacrificato sull’altare dei petrodollari, in un sistema che premia la grandezza economica a scapito dei valori sportivi e, in questo caso, dei diritti umani.
Tutto in nome dello “spettacolo”…Complimenti, ma non c’era bisogno del Six Kings Slam in Arabia Saudita.