Caso Rocchi, da “Arbitropoli” a tarallucci e vino? L’inchiesta si chiude, restano i dubbi

Offside! Era stata ribattezzata da molti come la possibile nuova “Arbitropoli” del calcio italiano. Un’inchiesta che aveva fatto rumore, che aveva riportato alla memoria gli anni più bui del sistema arbitrale e che aveva acceso il dibattito sulla trasparenza del VAR e sulla gestione delle designazioni.

A distanza di alcuni mesi, però, il finale racconta una storia completamente diversa. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale di Serie A e B, e per l’Inter, coinvolta nell’inchiesta per la “responsabilità amministrativa”. Il procedimento, dunque, si avvia verso una conclusione senza conseguenze.

E allora siamo davanti a un’inchiesta che ha semplicemente chiarito l’assenza di illeciti, oppure all’ennesimo caso del calcio italiano finito a “tarallucci e vino”?

Dall’esposto al caso nazionale

La vicenda aveva preso il via dall’esposto dell’ex arbitro Domenico Rocca, inizialmente archiviato, ma successivamente tornato sotto i riflettori dopo l’emergere di nuovi elementi.

L’episodio più discusso era stato quello relativo a Udinese-Parma del marzo 2025, con il confronto nella sala VAR di Lissone e il cambio di valutazione sul possibile fallo di mano che aveva portato al calcio di rigore per la formazione friulana. Un episodio che aveva alimentato interrogativi sulla gestione del protocollo VAR e sul ruolo dei supervisori.

A questo si erano aggiunte le contestazioni legate ad alcune designazioni arbitrali di partite di primo piano, tra cui Inter-Bologna e il derby di Coppa Italia tra Inter e Milan. La parola “frode sportiva” aveva fatto immediatamente scattare l’allarme e il paragone con gli anni di Calciopoli era diventato inevitabile.

Rocchi si era autosospeso dal ruolo di designatore, così come Andrea Gervasoni, mentre il mondo del calcio italiano si interrogava sulla solidità del sistema arbitrale.

Il finale: nessuna combine accertata

Dopo mesi di verifiche, però, la Procura di Milano non ha ritenuto sussistenti elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. Da qui la richiesta di archiviazione per Rocchi e per l’Inter.

Un esito che, dal punto di vista giudiziario, chiude una fase importante: non è emersa la prova di un sistema organizzato finalizzato ad alterare le competizioni sportive.

Ma tra l’esplosione del caso e il suo epilogo c’è una distanza enorme.

Il solito copione italiano?

Da una parte c’è chi sostiene che sia l’ennesimo esempio di un copione già visto: grandi accuse, titoli sui giornali, polemiche infinite e poi, alla fine, nessuna responsabilità.

Un meccanismo che nel calcio italiano si è ripetuto più volte: la sensazione di un sistema sempre pronto a indignarsi, ma incapace di arrivare fino in fondo quando servirebbero risposte definitive.

Dall’altra parte, però, c’è anche una seconda lettura. Perché un’archiviazione non cancella automaticamente tutte le domande che hanno accompagnato la vicenda.

Alcuni episodi avevano sollevato dubbi sulla gestione del sistema arbitrale e sulla percezione di trasparenza. Anche senza una frode dimostrata, resta il tema della fiducia: quanto è credibile un sistema quando chi decide e chi controlla si trovano sotto la lente dell’opinione pubblica?

La vera partita è la credibilità

La giustizia ha fatto il suo percorso e l’archiviazione significa che non sono emersi elementi sufficienti per sostenere un’accusa penale.

Ma quando una vicenda viene raccontata come un possibile terremoto e poi si chiude senza conseguenze, il rischio è che una parte dei tifosi non percepisca una semplice assoluzione, ma l’ennesimo finale già visto…

Quello in cui tutto sembra enorme all’inizio e poi, alla fine, si conclude con la sensazione che sia finito tutto, ancora una volta, a tarallucci e vino.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:

Cerca negli articoli