Balogun, la FIFA e la sospensione della squalifica “dall’alto”: il caso mai visto che divide il Mondiale

Offside! L’espulsione – e successivo reintegro in tempi record – di Folarin Balogun è diventata uno dei casi più controversi del Mondiale 2026.

L’attaccante degli Stati Uniti era stato espulso con un cartellino rosso diretto nella sfida contro la Bosnia-Erzegovina per un duro intervento su Tarik Muharemovic, una decisione confermata anche dopo il controllo del VAR. Come previsto dal regolamento FIFA, il rosso diretto aveva comportato automaticamente una giornata di squalifica, che avrebbe impedito al centravanti del Monaco di prendere parte alla successiva sfida degli ottavi di finale contro il Belgio.

La vicenda, però, ha preso una piega del tutto inaspettata. Pochi giorni dopo, infatti, la Commissione Disciplinare della FIFA ha deciso di sospendere l’esecuzione della squalifica applicando l’articolo 27 del Codice Disciplinare. In sostanza, la sanzione non è stata annullata, ma congelata: Balogun è stato posto in prova per un anno e, qualora dovesse commettere un’infrazione disciplinare simile entro questo periodo, la giornata di squalifica tornerà ad essere eseguita, aggiungendosi ad eventuali nuove sanzioni.

Una decisione estremamente rara, che ha consentito all’attaccante statunitense di essere regolarmente convocabile contro il Belgio e che ha immediatamente acceso un dibattito. Da una parte c’è chi ritiene che il cartellino rosso fosse eccessivo e che la FIFA abbia semplicemente corretto una situazione considerata ingiusta; dall’altra, invece, c’è chi vede nel provvedimento un precedente pericoloso e un trattamento di favore nei confronti della nazionale padrona di casa.

Tra le reazioni più dure c’è stata quella della Federazione belga, che si è detta “sbalordita” dalla decisione e ha parlato di un provvedimento contrario ai principi del fair play, sottolineando come una squalifica automatica per espulsione dovrebbe essere applicata senza eccezioni.

Un precedente riguarda Cristiano Ronaldo. Anche il fuoriclasse portoghese nel 2017 fu coinvolto in una vicenda disciplinare simile a seguito di un’espulsione. In quell’occasione la FIFA intervenne applicando un meccanismo simile a quello previsto dal Codice Disciplinare, sospendendo parte dell’esecuzione della sanzione e consentendo di fatto al giocatore di essere disponibile per il Mondiale 2018 in Russia. La differenza sostanziale rispetto al “caso Balogun” sta però nel contesto e nella tempistica: la situazione di Ronaldo fu gestita prima dell’inizio del torneo, con una revisione preventiva della squalifica, mentre nel caso dell’attaccante statunitense la decisione è arrivata a competizione in corso, dopo una squalifica già maturata per rosso diretto.

Proprio questo elemento rende il caso Balogun più controverso e discusso, perché inserito all’interno del torneo e applicato ad una sanzione automatica, quella della squalifica di una giornata a seguito di un cartellino rosso.

Ad alimentare ulteriormente le polemiche sono state anche le indiscrezioni provenienti dagli Stati Uniti. Diverse fonti hanno infatti riferito che il presidente Donald Trump avrebbe contattato personalmente il presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo una revisione del caso e definendo l’espulsione di Balogun “un’ingiustizia”. La Casa Bianca ha confermato che tra le parti ci sono stati contatti, mentre la FIFA ha precisato che la decisione è stata assunta “in piena autonomia” dalla propria Commissione Disciplinare. Successivamente, lo stesso Trump ha ringraziato pubblicamente la federazione internazionale per la grazia ricevuta.

Al di là delle vere motivazioni ufficiali, resta il fatto che la sospensione della squalifica rappresenta un episodio senza precedenti recenti nella storia della Coppa del Mondo. Un qualcosa di mai visto prima ad un Mondiale. Una scelta destinata a far discutere ancora a lungo e che rischia di diventare un altro dei casi simbolo di questa edizione del torneo, dividendo tifosi, addetti ai lavori e opinione pubblica tra chi parla di giustizia sportiva e chi, invece, denuncia un evidente favoritismo nei confronti degli USA.

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