Offside! Fuorigioco come dovrebbero essere messi Israele ed i suoi atleti (sul piano dello sport si intende, qui non vogliamo annientare nessuno!), i quali dovrebbero subire lo stesso trattamento della Russia, bandita dalle competizioni sportive internazionali neanche troppi anni fa dopo l’invasione ai danni dell’Ucraina.
Se da una parte le sanzioni contro Mosca sono state rapide e unanimi, dall’altra ci si chiede infatti perché Israele, nonostante le sue vili azioni di guerra nei confronti della popolazione palestinese, continui a partecipare normalmente alle manifestazioni sportive globali come avvenuto alle Olimpiadi di Parigi o come accade tuttora ad esempio in competizioni calcistiche UEFA (per nazionali e club).
Abuso sistematico dei diritti umani
Perchè se nel caso della Russia, l’invasione dell’Ucraina aveva immediatamente sollevato una condanna unanime ed aveva portato a vari tipi di sanzioni internazionali, compresa l’esclusione dello stato e dei suoi atleti da diverse competizioni sportive, allora Israele dovrebbe affrontare lo stesso tipo di misure, dato che di recente ha inasprito le proprie violenze e atrocità che da anni vengono compiute in Palestina.
Ogni giorno vediamo immagini che documentano abusi sistematici dei diritti umani nei confronti dei palestinesi da parte delle forze israeliane. Repressione, morti, restrizioni alla libertà di movimento, demolizioni di case e uso eccessivo della forza, con violazioni che hanno colpito migliaia e migliaia di persone. Una situazione che potrebbe essere definita come “apartheid” nei confronti del popolo palestinese, paragonando la discriminazione e le condizioni imposte a quelle del Sudafrica nel periodo del regime segregazionista.
Il precedente della Russia
L’esclusione della Russia dalle competizioni sportive per l’invasione dell’Ucraina ha creato un precedente importante nella politica sportiva internazionale. Non si tratta solo di un provvedimento punitivo per un’azione specifica, ma di un chiaro segnale che il mondo dello sport non può rimanere neutrale di fronte a violazioni del diritto internazionale su vasta scala.
Tuttavia le sanzioni sportive contro la Russia sono state promosse da organizzazioni come FIFA, UEFA, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e altre, sotto la spinta della comunità internazionale che ha condannato l’invasione dell’Ucraina. Nel caso di Israele però, nonostante le critiche per le sue azioni nei territori palestinesi, non si è verificata una simile convergenza di sforzi internazionali per escludere le sue squadre o atleti.
Se il principio guida è il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, allora anche Israele, che continua a condurre indiscriminatamente ed in maniera sistematica azioni di guerra nei confronti del popolo palestinese nonostante le condanne internazionali, dovrebbe essere escluso dagli eventi sportivi mondiali. Ancora una volta siamo all’ipocrisia.
Boicottaggio sportivo come strumento di pressione
Il boicottaggio sportivo del resto è stato spesso utilizzato come strumento di pressione politica per promuovere il cambiamento. Ci sono stati esempi di esclusione di paesi o atleti per motivi politici o etici. Il Sudafrica, durante il regime dell’apartheid, fu escluso da numerose competizioni internazionali, inclusi i Giochi Olimpici, proprio a causa delle politiche discriminatorie del suo governo.
Oggi, il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) richiede misure simili nei confronti di Israele, includendo anche il boicottaggio sportivo, una forma non violenta di protesta che ha dimostrato in passato di essere efficace. Ma ahimè così come non è stato per la Russia temo che non sarà neanche per Israele.
Solidarietà internazionale
Israele ha forti alleanze con molti paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. Questi paesi hanno spesso sostenuto Israele in varie sedi internazionali, il che può influenzare le decisioni su eventuali sanzioni o esclusioni in ambito sportivo. La Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina, è stata invece isolata diplomaticamente da molti paesi occidentali, favorendo una reazione unitaria contro di essa.
Molti atleti e organizzazioni sportive hanno già dimostrato solidarietà con la Palestina. Negli ultimi anni, alcuni si sono rifiutati di gareggiare contro atleti israeliani come forma di protesta, mentre altri hanno chiesto misure punitive più ampie.
Coerenza e giustizia
La questione è quantomeno un principio di coerenza e giustizia. Se la comunità internazionale è disposta ad escludere la Russia dalle competizioni sportive per la sua violazione della sovranità ucraina, lo stesso principio dovrebbe essere applicato a Israele per la sua occupazione dei territori palestinesi e le innumerevoli, continue ed aberranti violazioni dei diritti umani compiute in questi decenni.
Lo sport è un importante strumento di diffusione di valori e può avere un ruolo cruciale nel sostenere la giustizia e i diritti umani. Escludere Israele non rappresenterebbe una punizione arbitraria, ma piuttosto un chiaro e semplice messaggio a sostegno dei principi di pace e rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli esseri umani.