Arresto ultras di Inter e Milan: quando il derby (non) si gioca a suon di affari

Offside! Fuorigioco! È proprio il caso di dirlo…perchè qui il calcio non c’entra niente!

L’arresto di 19 ultras di Inter e Milan ha invaso le prime pagine dei giornali, ma attenzione: il calcio, questa volta, non c’entra niente! Dietro le sbarre sono finiti non solo i soliti volti noti delle curve, ma i veri protagonisti di un sistema criminale radicato che con lo sport e con i club milanesi non ha nulla a che vedere. L’operazione, scattata all’alba del 30 settembre 2024, ha portato a sedici arresti in carcere e tre domiciliari, coinvolgendo esponenti di spicco delle tifoserie delle due squadre milanesi e non solo.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura di Milano, ha visto in azione il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, che hanno dato il via al blitz per stroncare un’organizzazione ben più complessa e oscura di quanto le solite narrazioni giornalistiche lascino intendere, ma mai così alla luce del sole. Basta andare in curva una domenica per rendersene conto… 

Dall’associazione a delinquere con l’aggravante del metodo mafioso alle estorsioni su biglietti e parcheggi di San Siro, passando per il “pizzo” sui ricavi della vendita delle bibite: questo è il vero cuore dell’operazione.

Ma qui entra in gioco la critica: i giornali, come al solito, hanno preferito soffermarsi sulle note di colore, su dettagli che con la gravità della situazione hanno poco a che fare. Tra i nomi degli arrestati troviamo quello di una guardia del corpo di Fedez e del tennista Matteo Berrettini. Perché mai sottolineare queste “qualifiche” quando non c’è alcun collegamento diretto con i fatti? Eppure, i media sembrano puntare più allo scoop che alla sostanza, insinuando legami con il mondo dello spettacolo che, di fatto, non esistono.

Tutto questo, mentre il fulcro dell’inchiesta si concentra su fatti molto più gravi: l’omicidio di Antonio Bellocco, ultras nerazzurro legato alla ‘ndrangheta, avvenuto il 4 settembre a Cernusco sul Naviglio. Un delitto, eseguito da un altro membro di spicco della Curva Nord nerazzurra, Andrea Beretta, che ha acceso i riflettori su infiltrazioni mafiose sempre più radicate tra le curve di San Siro. Ma queste non sono semplici faide tra tifosi: sono le stesse dinamiche del crimine organizzato ad essere traslate in uno scenario che dovrebbe appartenere solo al mondo dello sport.

Il punto è proprio questo: l’operazione svela come le curve, anziché luoghi di passione sportiva, siano diventate terreno fertile per affari loschi, legati alle estorsioni e al controllo del territorio. Estorsioni mascherate da “collaborazioni” tra tifosi interisti e milanisti per spartirsi i profitti attorno allo stadio. Eppure, nonostante l’evidente gravità della situazione, i giornali si sono precipitati a fare gossip su chi protegge chi. È come se il contesto mafioso, le estorsioni, e persino un omicidio fossero passati in secondo piano rispetto ai nomi celebri.

La giustizia ha fatto il suo corso (?), ma ciò che emerge chiaramente è che questi arresti non riguardano minimamente il calcio. È il potere criminale che si è infiltrato in spazi che, un tempo, erano dedicati alla pura passione sportiva.

Dunque, se il calcio non c’entra, perché continuare a mescolare cronaca sportiva e giudiziaria in modo superficiale? Forse perché, alla fine, sono i nomi noti a vendere. Ma la verità, quella scomoda e dolorosa, è che qui non si tratta di un derby giocato sugli spalti, ma di un vero sistema criminale che si è insinuato laddove il calcio dovrebbe essere solo una scusa per tifare, divertirsi e stare insieme.

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