Offside! Per quasi due anni Mykhailo Mudryk è rimasto ai margini del calcio. Il talento che aveva fatto innamorare l’Europa con la maglia dello Shakhtar Donetsk e che il Chelsea aveva acquistato nel gennaio 2023 per una cifra vicina ai 100 milioni di euro sembrava essersi perso tra una vicenda giudiziaria, una lunga assenza dai campi e un futuro improvvisamente pieno di incognite.
Oggi, però, una semplice fotografia racconta una storia diversa. In questi giorni l’esterno ucraino è tornato ad allenarsi con il Chelsea, accolto nuovamente dai compagni a Cobham. Un’immagine che segna simbolicamente l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera e che ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi dei Blues.
Classe 2001, nato a Krasnohrad, Mudryk è cresciuto nel settore giovanile dello Shakhtar Donetsk, una delle società più prestigiose dell’Ucraina. La sua formazione calcistica è stata però segnata dagli eventi che hanno cambiato il volto del Paese: dal 2014, a causa della guerra nel Donbass, lo Shakhtar è stato costretto a lasciare Donetsk e a disputare le proprie partite lontano dalla città. Anche Mudryk è cresciuto in quella realtà, diventando uno dei simboli di una generazione di calciatori costretti a convivere con le conseguenze del conflitto.
L’esplosione definitiva arriva nella stagione 2022-2023. In Champions League incanta contro Real Madrid, Lipsia e Celtic grazie a una velocità impressionante, dribbling irresistibili e una personalità fuori dal comune. Bastano poche partite perché mezza Europa inizi a seguirlo con attenzione.
Per settimane sembra destinato all’Arsenal. I tifosi dei Gunners lo considerano ormai un futuro acquisto e lo stesso giocatore non nasconde il proprio gradimento per il progetto tecnico di Mikel Arteta. Poi, all’improvviso, il Chelsea cambia tutto: il club londinese presenta un’offerta irrinunciabile allo Shakhtar e si assicura il giocatore con un’operazione da circa 100 milioni di euro tra parte fissa e bonus. È uno dei trasferimenti più costosi nella storia dei Blues.
Su di lui aveva speso parole importanti anche Roberto De Zerbi, che lo aveva allenato allo Shakhtar. L’allenatore italiano ne aveva esaltato il talento, arrivando a dire che, continuando su quella strada, avrebbe potuto persino ambire al Pallone d’Oro.
L’impatto con la Premier League, però, è più complicato del previsto. Tra cambi di allenatore, difficoltà della squadra e prestazioni altalenanti, Mudryk fatica a mantenere le enormi aspettative generate dal suo trasferimento.
Poi arriva il momento più difficile. La positività al meldonium (una sostanza dopante vietata) apre una lunga vicenda sportiva che lo costringe a fermarsi. La sospensione, la successiva squalifica e il ricorso tengono con il fiato sospeso il giocatore e il Chelsea. Per molti osservatori sembra l’epilogo di una carriera che, appena pochi mesi prima, appariva destinata ai massimi livelli.
Invece arriva la svolta. Dopo il ricorso, il caso si conclude con l’annullamento della squalifica e il via libera al ritorno in campo. Un passaggio che permette all’esterno ucraino di rientrare nel gruppo squadra e ricominciare ad allenarsi.
Fuori dal campo Mudryk è sempre stato un personaggio particolare. Molto religioso, porta tatuata sul collo la scritta “Only Jesus”, simbolo di una fede che ha spesso indicato come punto di riferimento nei momenti più difficili. Ama la moda, le sneakers e lo streetwear, mentre sul terreno di gioco ha costruito la propria fama grazie a un’accelerazione devastante che in patria gli è valsa il soprannome di “Flash”.
Oggi per lui, a 25 anni, il futuro è tutto da riscrivere. Il Chelsea vuole reintegrarlo gradualmente e valutarne la condizione dopo il lungo stop. Nessuno può sapere se tornerà il giocatore capace di far innamorare l’Europa con la maglia dello Shakhtar, ma una cosa è certa: dopo aver visto la propria carriera fermarsi all’improvviso, Mykhailo Mudryk ha finalmente ottenuto ciò che aspettava da quasi due anni. Una seconda occasione. E, nel calcio, non sono molti ad avere il privilegio di poterne vivere una.