Ma in che senso la FIFA vuole “vendere” il Mondiale?

Offside! Il calcio mondiale è finito (ancora) nel caos. Negli ultimi giorni una sigla, FFE, ha aperto una crepa profondissima all’interno del sistema che governa il pallone globale. Dietro quelle tre lettere c’è un progetto destinato a cambiare gli equilibri del calcio internazionale: la creazione di una società privata incaricata di gestire i diritti commerciali del Mondiale e delle principali competizioni FIFA.

Per la FIFA si tratta di una straordinaria opportunità di crescita economica, una strada per aumentare gli investimenti e distribuire più risorse alle federazioni di tutto il mondo. Per la UEFA e le 55 federazioni europee, invece, rappresenta un pericoloso passo verso la trasformazione del calcio in un prodotto finanziario, con il rischio che il profitto finisca per prevalere sulla dimensione sportiva.

Lo scontro è appena iniziato e sullo sfondo emerge uno scenario clamoroso: l’Europa potrebbe arrivare a boicottare il Mondiale 2030 se il progetto dovesse essere approvato.

FIFA Forward Enterprise: una società da 20 miliardi di dollari

Tutto nasce martedì 28 luglio 2026, quando la FIFA presenta ufficialmente il progetto FIFA Forward Enterprise (FFE). L’idea è quella di creare una nuova società commerciale separata dalla struttura sportiva dell’organizzazione, alla quale affidare la gestione dei principali asset economici del calcio mondiale. Nella nuova realtà dovrebbero confluire i diritti commerciali della Coppa del Mondo maschile e femminile, del Mondiale per Club e delle altre competizioni di proprietà FIFA.

Secondo le stime diffuse dalla stessa federazione internazionale, la società avrebbe un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari, pari a circa 17,5 miliardi di euro, e resterebbe sotto il controllo di maggioranza della FIFA.

Il piano prevede la possibilità di cedere fino al 20% delle quote a investitori privati selezionati, come fondi di investimento e società di private equity, con l’obiettivo di raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari già nel corso del 2026. Le risorse ottenute verrebbero utilizzate, secondo la FIFA, per aumentare i finanziamenti destinati alle 211 federazioni affiliate: dagli attuali circa 8 milioni di dollari fino a 20 milioni per il ciclo 2027-2031, oltre a un contributo straordinario di 20 milioni per le federazioni che sosterranno la proposta entro il 19 settembre 2026.

La FFE avrebbe il compito di occuparsi di sponsorizzazioni, diritti televisivi, licensing e nuovi progetti commerciali, mentre la FIFA manterrebbe il controllo esclusivo sulla parte sportiva: governance, calendario, regolamenti e decisioni tecniche.

In un video diffuso mercoledì 29 luglio, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha definito la FFE “una proposta, un’offerta”, sottolineando come non rappresenti “un obbligo”, ma una possibilità da valutare attraverso un processo democratico. Secondo Infantino, l’obiettivo sarebbe quello di “sbloccare un valore commerciale finora inesplorato” e dare un impulso decisivo allo sviluppo del calcio mondiale.

La reazione dell’Europa

La proposta FIFA ha immediatamente provocato una forte reazione soprattutto in Europa. UEFA, governi e istituzioni hanno espresso preoccupazione per il rischio di una progressiva privatizzazione del Mondiale. A far discutere sono stati anche i possibili nomi degli investitori interessati al progetto, tra cui Thrive Eternal, il fondo fondato da Josh Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e vicino a Infantino. Una circostanza che ha alimentato dubbi e interrogativi sulla trasparenza dell’operazione.

La UEFA ha iniziato a coordinare la risposta delle federazioni europee, convocando una riunione d’emergenza per definire una posizione comune. La linea scelta è stata durissima. Al termine dell’incontro del 30 luglio, la UEFA ha diffuso un comunicato condiviso da tutte le 55 associazioni nazionali europee, respingendo senza mezzi termini il progetto FIFA.

La posizione è stata chiara: il trasferimento di quote delle competizioni a investitori privati viene considerato un precedente pericoloso.

“Il Mondiale non è un prodotto d’investimento. Il Mondiale non è in vendita”, è il messaggio lanciato dall’Europa.

Secondo la UEFA, una volta aperta la porta ai capitali privati, ogni decisione futura sul calendario, sui format delle competizioni e sullo sviluppo del calcio rischierebbe di essere condizionata non più soltanto dall’interesse sportivo, ma dalla necessità di garantire un ritorno economico agli azionisti.

La minaccia più pesante: il boicottaggio

La parte più clamorosa del comunicato UEFA riguarda però il possibile scenario di rottura. Le federazioni europee hanno infatti annunciato che nessuna nazionale UEFA parteciperebbe alle competizioni FIFA finché il progetto FFE resterà in piedi.

La partecipazione potrebbe riprendere soltanto in caso di ritiro completo della proposta e di garanzie vincolanti sul fatto che le competizioni e la governance FIFA non saranno mai aperte alla proprietà privata.

Una posizione che, tradotta in termini concreti, significa una minaccia di boicottaggio del Mondiale 2030 e degli altri grandi tornei FIFA. Uno scenario mai visto nella storia del calcio moderno: una Coppa del Mondo senza le principali nazionali europee perderebbe gran parte del proprio valore sportivo e commerciale.

Di fronte alla reazione della UEFA, Gianni Infantino ha cercato di abbassare i toni, senza però rinunciare alla propria visione. Il presidente della FIFA ha ribadito che la FFE sarà sottoposta al voto delle 211 federazioni affiliate e che l’organizzazione manterrà il controllo totale sulla parte sportiva. Secondo Infantino, il progetto permetterebbe di generare nuove entrate e aumentare i fondi destinati allo sviluppo del calcio nei Paesi più piccoli.

In una lettera inviata alle federazioni, però, il presidente avrebbe evidenziato anche le conseguenze economiche del voto: in caso di approvazione, gli aiuti potrebbero arrivare fino a 30 milioni di dollari complessivi tra aumento strutturale e contributo straordinario, mentre con una bocciatura i finanziamenti per il ciclo 2027-2031 resterebbero inferiori.

Un messaggio che molti hanno interpretato come una forma di pressione nei confronti delle federazioni chiamate a decidere.

Il 19 settembre la data chiave

La prossima data decisiva è il 19 settembre 2026, termine indicato dalla FIFA per raccogliere la posizione delle 211 federazioni.

Da qui a quel momento lo scontro è destinato ad aumentare. La UEFA ha già messo sul tavolo l’ipotesi più estrema, mentre altre confederazioni hanno espresso contrarietà al progetto. Restano ancora molti interrogativi: chi saranno realmente gli investitori privati? Quali saranno le garanzie sulla trasparenza? E soprattutto, quale sarà il futuro equilibrio tra interessi economici e valori sportivi?

La partita più importante non si giocherà su un campo da calcio, ma nei palazzi del potere. Da una parte c’è la FIFA di Infantino, convinta che il futuro passi da nuovi investimenti, maggiori ricavi e una gestione commerciale più aggressiva. Dall’altra c’è l’Europa, che teme una trasformazione irreversibile del calcio, da patrimonio collettivo a prodotto finanziario.

Il rischio è quello di una spaccatura senza precedenti.

Chi deciderà il futuro del calcio mondiale? Chi lo vive ogni giorno sul campo, tra giocatori, tifosi e federazioni, oppure chi vedrà nel pallone soprattutto una nuova occasione di investimento?

La risposta arriverà nei prossimi mesi. E potrebbe cambiare per sempre il volto del gioco più bello del mondo.

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