Semifinale Inghilterra-Argentina: Thomas Tuchel non è stato all’altezza

Offside! L’Inghilterra esce malamente sconfitta dalla semifinale mondiale con l’Argentina. E se ci sono partite che si decidono dagli episodi e altre che portano la firma dell’allenatore, quella dell’Inghilterra contro l’Argentina appartiene decisamente alla seconda categoria.

Le mosse di Thomas Tuchel sono state difficili da comprendere. Per oltre un’ora la sua squadra aveva interpretato la partita nel modo giusto: organizzata, compatta e capace di colpire, trovando il vantaggio al 55° con il neo Barcellona Gordon. Da quel momento, però, qualcosa si è rotto.

Invece di provare a gestire il possesso o a rendersi pericolosa in ripartenza, l’Inghilterra ha progressivamente rinunciato a giocare. Undici uomini dietro la linea della palla, Kane e Bellingham accerchiati, un baricentro sempre più basso e un unico pensiero: spazzare il pallone il più lontano possibile.

L’Argentina, al contrario, ha capito che quella partita si poteva e si doveva ribaltare. Pur giocando ai limiti dell’aggressività in molti duelli soprattutto nel primo tempo, ha aumentato la pressione e ha iniziato a cercare soluzioni diverse. Scaloni ha cambiato volto alla squadra inserendo Nico González, Montiel, De Paul, Otamendi e Lautaro Martínez tra il 64° e l’81°, aumentando qualità, intensità ed esperienza in campo.

Thomas Tuchel, invece, è rimasto a guardare troppo a lungo. I suoi cambi sono arrivati tardi e non hanno inciso: Konsa, Burn, O’Reilly, Toney e Rashford sono entrati tra il 72° e addirittura il 96°, quando ormai l’inerzia era completamente nelle mani dell’Argentina.

Il pareggio albiceleste all’85° era nell’aria da diversi minuti. Non è stato un episodio casuale, ma la naturale conseguenza di una squadra – l’Inghilterra – che ha smesso di giocare, consegnando campo, possesso e fiducia agli avversari più in palla.

L’Inghilterra non ha perso soltanto per la forza dell’Argentina. Ha perso perché, una volta passata in vantaggio, per colpa delle manovre di Tuchel ha smesso di credere nel proprio calcio. E in una semifinale mondiale, limitarsi a difendere il risultato per quasi quaranta minuti, senza mai provare a ripartire, è una scelta che finisce inevitabilmente per presentare il conto salato.

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