Da Re a Zar, l’ultimo centravanti romantico della provincia italiana

Offside! Igor Protti era un attaccante di quelli rabbiosi, d’istinto, di quelli che il gol ce l’hanno nel sangue e che prima ancora di pensare, segnano. Igor però non era solo un attaccante e uomo vero: era una poesia romantica per il calcio.

Partito dalla sua Rimini, passando per Messina, Bari e Livorno, a suon di gol era arrivato a calcare piazze importanti del nostro calcio come Lazio e Napoli, con il privilegio di indossare la maglia numero 10 appartenuta ad un certo Diego Armando Maradona. Ma prima della Serie A e dei gol segnati nei palcoscenici che contano, è nella provincia italiana che trova il suo habitat naturale, là dove ai trofei e alle vittorie si preferiscono impegno, attaccamento e passione — caratteristiche che Igor aveva nel sangue — e le piazze sono bollenti: vedi Messina, Bari e, soprattutto, Livorno. Nella città dei Quattro Mori, si mette in luce giovanissimo e lì nasce un amore.

A Messina, in tre anni, oltre 100 presenze e 31 gol tra due campionati di Serie B e una Serie C1: fu lui il sostituto di Schillaci. Il legame coi tifosi c’è, ma la società è in cattive acque e ha bisogno di cedere i pezzi pregiati. Salva così la squadra dello Stretto dal fallimento e lui fa le valigie, destinazione Bari. All’ombra del San Nicola realizza 51 reti in 121 presenze distribuite in quattro stagioni, disputa due campionati di B e poi si spalancano finalmente le porte della Serie A: al primo anno 7 reti, ma non gioca molto. La stagione 1995-96 porta invece un epilogo dolceamaro per Re Igor  (soprannome datogli dal tifo biancorosso): 24 reti a pari con Signori e titolo di capocannoniere condiviso, ma il Bari non riesce a salvarsi. Va alla Lazio e poi al Napoli, dove vive un capitolo a suo modo storico: gioca nella società partenopea indossando la maglia numero 10 ed è l’ultimo giocatore del Napoli ad aver segnato in Serie A con quella maglia prima che fosse ritirata nel 2000 in onore appunto di Maradona.

Ma c’è un fil rouge in tutto questo: l’amore della gente comune. Come dice Antonello Venditti: “certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano”. Proprio come nelle più belle storie d’amore, Igor torna a Livorno, lì dove si era innamorato a 18 anni, ma stavolta ci torna da Re, a 32 anni, con altra consapevolezza ed esperienza da vendere.

Nel 1999 è in Serie C1: qui 11 gol il primo anno, 20 il secondo, 27 il terzo, poi il ritorno in Serie B della squadra labronica dopo oltre trent’anni. Al primo anno in Serie B ne fa 23, poi dice basta a 36 anni, ma l’amore per la maglia amaranto è troppo grande, ci ripensa, torna e segna 24 gol. Incredibilmente per il Livorno è Serie A, dopo 54 anni. Leader della squadra insieme a Lucarelli, a 37 anni gioca in A con il Livorno. Chiude così un ciclo con altri 6 gol, segnando nel 2-2 contro la Juventus il suo ultimo gol in carriera, poi lascia la fascia al suo amico-fratello e compagno — calcistico e politico — Cristiano Lucarelli, e si ritira. La favola è compiuta e la storia è scritta. Il Livorno ritira la 10, ma lui lascia che sia destinata ad altri (come è stato per Ciccio Tavano), dimostrando ancora una volta un’umiltà fuori dal comune.

Così quel ragazzo scapigliato partito da Rimini come semplice Igor diventa Re e viene incoronato Zar, perché a Livorno ci sono tre cose da non toccare: il comunismo, il Livorno e Igor…

Purtroppo Igor Protti è morto, sconfitto da un male incurabile che ha affrontato con coraggio e con la stessa forza che metteva in campo. Gli hanno voluto bene anche da Pisa, Reggio Calabria e Lecce… perché dietro al campione c’era l’Uomo. Di quelli con la U maiuscola.

A Livorno lo Zar ha lasciato un segno importante e forse gli hanno voluto più bene che a Lucarelli….

“Ciao Igor, compagno, centravanti, Re di Bari, eroe romantico della provincia italiana, Zar di un impero che ameremo per sempre.”

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