Offside! Ancora Massimiliano Allegri. Ancora il suo modo di intendere il calcio, di far giocare le sue squadre e soprattutto di raccontare ciò che accade in campo senza edulcorarlo.
È bello? No. È efficace? Sì, molto. E a questo punto la domanda è sempre la stessa: cosa conta di più?
Como-Milan 1-3 è una partita che racchiude perfettamente questo dibattito. La squadra di Cesc Fabregas domina per lunghi tratti, gioca meglio, tiene il pallone, schiaccia il Milan nella propria metà campo. Risultato finale? 3-1 per i rossoneri.
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Vincere non sempre è vincere bene
Non si tratta di stabilire se sia giusto o sbagliato, bello o brutto. È così. Il punto è accettare la realtà. Il calcio, come ogni sport ad alto livello, è competizione. E le competizioni si vincono. Tutto il resto è contorno. Perchè la bugia più grande che si racconta a chi fa sport è quella del “non è importante vincere” e magari è vero… è che è l’unica cosa che conta davvero!
L’ex calciatore, dirigente e leggenda della Juventus Giampiero Boniperti lo aveva sintetizzato con una frase diventata iconica: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Una frase spesso criticata, spesso fraintesa, ma tremendamente onesta. Non puntare ad un semplice piazzamento, ma solo e soltanto alla vittoria.
Tutti gli altri sono “dilettanti” nel vero senso del termine. Perché nel professionismo non si gioca per diletto. Quello è il significato autentico del dilettantismo: fare qualcosa per piacere, non per mestiere. Nel calcio di oggi, invece, si vive per giocare e si gioca per vivere. E allora il risultato non è un dettaglio, è la misura di tutto.
Risultatisti e spettacolaristi: due opposte idee di calcio
Dentro questo contesto si inserisce il dibattito tra “risultatisti” (come detto da Fabregas) e “spettacolaristi”, etichette semplificanti ma utili. L’ex Arsenal e Barcellona rappresenta una visione moderna, preparata, affascinante. Il suo Como è una squadra vera, organizzata, riconoscibile, destinata a crescere.
Le sue parole nel post partita sono sincere, quasi inevitabili: “Ai risultatisti – ha detto il tecnico spagnolo in conferenza stampa – sarà piaciuta questa partita, a quelli invece a cui piace vedere il calcio penseranno che il Como 8 volte su 10 la vince. Noi 700 passaggi, loro 200: incredibile. Hanno vinto per le individualità. Bravo il Milan. Io cosa posso dire ai miei ragazzi dopo una partita del genere?”.
La risposta appare semplice, “bravi ragazzi, ma loro sono stati più forti” verrebbe da dire. Perchè è così.
Quella di Fabregas è una lettura legittima, ma è anche una lettura che sposta il fuoco dal campo, al racconto del campo.
Lo stesso ha fatto Lele Adani, che di quella filosofia è il principale interprete mediatico. La sua analisi a fine partita è lucida, dettagliata, coerente: “Questa partita è finita diversamente e doveva finire con quattro gol di divario in favore del Como sul merito. Lascia stare quello che si è ottenuto. Il Milan ha vinto, porta a casa il risultato, però sul merito, che è esattamente quello che deve vedere chi analizza, valorizzare il merito, chi è che ha meritato? E allora descrivi l’analisi. Alla fine ci sono stati due gol di differenza in favore dell’altra squadra ed è per merito di due giocatori: Rabiot e Maignan”.
Tutto vero, se si accetta l’idea che il calcio debba essere giusto. Ma il calcio non è giusto. Non lo è mai stato…
Ed è qui che entra in gioco la filosofia di Max Allegri. Non come provocazione, non come contrapposizione ideologica, ma come uomo di campo che conosce il gioco e soprattutto ne accetta le contraddizioni. Allegri non ha mai detto che quella del Milan sia stata una partita perfetta. Anzi, ha riconosciuto la superiorità del Como e il peso specifico di Maignan. Non ha provato a nobilitare il risultato, non ha cercato alibi estetici. Ha detto la verità. E questa è la sua grande, rarissima qualità: l’onestà intellettuale.
Categorie, individualità e realtà del campo
Fabregas e Adani parlano di ciò che sarebbe dovuto accadere, Allegri parla solo di ciò che è accaduto. È una differenza sottile, ma decisiva. Perché nel calcio vero, quello che conta, non esistono vittorie morali né sconfitte nobili. “Esistono categorie”, come dice spesso lo stesso Allegri. “E se alcuni giocatori valgono cento milioni e altri dieci, un motivo c’è”.
Le individualità fanno la differenza, i grandi club vincono anche quando giocano male e questo non è uno scandalo: è il professionismo.
Questo non significa disprezzare il bel calcio o sminuire il lavoro di Fabregas e del Como, che restano infatti un esempio di preparazione, competenza e stile, dentro e fuori dal campo. Significa solo non confondere il divertimento con la vittoria. Perché divertirsi è legittimo, ma vincere, a questi livelli, è necessario.
Il calcio semplice spiegato a chi lo complica
Allegri lo sa e non fa nulla per nasconderlo. Non vende illusioni, non costruisce narrazioni consolatorie. Riduce il calcio all’essenziale, lo spoglia della retorica e lo riporta alla sua funzione primaria.
Nel 2019 disse: “Il calcio è un gioco stupido per persone intelligenti. Vogliono farlo diventare un gioco complicato per persone stupide”. Una frase brutale, ma tremendamente attuale.
Como-Milan 1-3 non è una favola con una morale sbagliata. È solo una partita di calcio. E chi la guarda per quello che è, senza cercare giustizia dove non è prevista, forse ha già capito tutto.