Offside! Il prossimo sarà un altro anno di purgatorio. È questa la sentenza più amara della stagione del Milan, chiusa con una delusione che oggi fa male ma che peserà ancora di più nella prossima stagione.
Per i ragazzi di Massimiliano Allegri (la parola “uomini” sarebbe forse eccessiva) la sconfitta contro il Cagliari all’ultima giornata, è solo l’ultimo colpo a una classifica che ha visto i rossoneri terminare quinti a quota 70 punti, dietro a Como (71), Roma (73), Napoli (76) e soprattutto ai cugini dell’Inter, campioni con 87 punti. Il risultato è chiaro: niente Champions League per il secondo anno consecutivo.
Se la scorsa stagione era finita addirittura fuori da ogni competizione europea, questa volta il Milan si “accontenta” – si fa per dire – dell’Europa League.
Eppure le aspettative ad inizio stagione erano ben diverse. L’arrivo in panchina di Massimiliano Allegri e quello in campo di un campione come Luka Modric avevano acceso l’entusiasmo, alimentando l’idea di una squadra costruita per vincere. O quantomeno per lottare fino in fondo. Invece, da un obiettivo scudetto quasi mai apertamente dichiarato, si è passati prima ad una rincorsa mai davvero concreta e poi ad un crollo che ha lasciato il Milan fuori dalla Champions, all’ultima giornata.
La stagione rossonera è stata un’altalena, ma senza mai raggiungere vere vette. Buona, a tratti anche molto buona, nella prima parte, salvo poi perdersi progressivamente. Troppi punti lasciati per strada, soprattutto contro le squadre cosiddette “piccole”, e una continuità mai trovata. Il dato delle ultime 8 partite stagionali racconta meglio di ogni analisi il crollo finale: appena 7 punti conquistati. Un ritmo da bassa classifica, incompatibile con qualsiasi ambizione europea.
Nel finale di stagione è esplosa anche la contestazione, segnale evidente di una frattura tra ambiente e società. Nel mirino sono finiti l’amministratore delegato Giorgio Furlani, Zlatan Ibrahimovic, oggi figura centrale nella dirigenza, il presidente Paolo Scaroni e il proprietario Gerry Cardinale. Le responsabilità sono diffuse, ma la percezione generale è una: il Milan a stelle e strisce ha meno ambizione, meno identità, meno competitività.
Adesso si apre una nuova fase, che dovrebbe essere quella delle scelte e delle correzioni. Si parla di cambiamenti tra campo e panchina, ma il vero nodo resta a monte. Perché se non si interviene su chi guida il club, ogni tentativo di rilancio rischia di essere solo superficiale. Senza una svolta societaria, infatti, difficilmente cambierà qualcosa in profondità.
La sensazione è che la prossima stagione del Milan non possa ripartire da dove questa è finita. Intanto, senza nuove certezze, sarà quasi sicuramente un’altra lunga attesa. Un altro anno di purgatorio.