Scudetto, la vera differenza: vincere i big match o non sbagliare contro le piccole?

Offside! Cosa pesa di più nella corsa scudetto: vincere gli scontri diretti contro le cosiddette grandi o fare percorso netto contro le piccole? È una domanda che accompagna ogni campionato e che, guardando anche la nostra Serie A, trova una risposta meno scontata di quanto sembri.

Dopo 19 giornate la classifica del campionato italiano dice Inter prima a 43 punti, Milan subito dietro a 40 e Napoli a 39. Ieri sera Inter-Napoli è finita 2-2, un pareggio che fotografa bene il momento della squadra di Chivu: solida, continua, ma incapace fin qui di dare lo strappo decisivo negli appuntamenti di cartello. Fin qui l’Inter in questa stagione non ha mai vinto uno scontro diretto contro le grandi, fatta eccezione per la Roma battuta 1-0, perdendo addirittura quattro volte totali in campionato. Eppure è lì, davanti a tutti.

Il motivo sta nella regolarità. L’Inter ha costruito il suo primato soprattutto contro le squadre di medio-bassa classifica, numericamente molte di più delle cosiddette “big”. Quelle partite che spesso vengono considerate “scontate” ma che, alla lunga, sono quelle che decidono un campionato. Vincere contro chi lotta per salvarsi, portare a casa 3 punti anche quando la prestazione non è brillante, evitare passi falsi apparentemente banali: è qui che i nerazzurri hanno fatto la differenza.

Dall’altra parte c’è il Milan, squadra che non perde dalla prima giornata e che negli scontri diretti ha quasi sempre vinto, mostrando personalità, qualità e una mentalità da grande. Nei big match i rossoneri hanno convinto, spesso lasciando la sensazione di essere superiori agli avversari. Il problema, però, è arrivato contro le cosiddette piccole. La sconfitta con la Cremonese e i pareggi con Sassuolo, Parma, Pisa, Genoa e Fiorentina hanno tolto punti pesanti, quelli che a fine stagione pesano quanto, se non più, di una vittoria in uno scontro diretto.

È il classico paradosso del campionato lungo. Gli scontri diretti contano, eccome: danno fiducia, spostano equilibri psicologici, valgono doppio perché tolgono punti a una rivale. Ma sono pochi, limitati nel numero. Le partite contro le piccole, invece, sono tante e ripetitive, richiedono concentrazione costante e una fame che non sempre le grandi riescono a mantenere. Basta un pareggio inatteso o una sconfitta clamorosa e il margine costruito nei big match si assottiglia.

Inter e Milan, in questo senso, rappresentano due filosofie opposte. L’Inter ha trovato, forse inconsapevolmente, la strada della continuità: meno brillante nei grandi appuntamenti, ma quasi sempre affidabile contro chi sta sotto. Il Milan ha fatto il contrario, esaltandosi contro le big e inciampando troppo spesso dove avrebbe dovuto accelerare dati anche i minori impegni stagionali.

La classifica, almeno per ora, premia la prima strada. Perché uno scudetto non si vince solo battendo le grandi, ma soprattutto evitando di regalare punti alle piccole. E in un campionato come la Serie A, dove ogni domenica nasconde una trappola, la vera forza non è tanto dominare gli scontri diretti, quanto saperli alternare a una spietata fame contro chi lotta per obiettivi diversi. Alla fine, sono quei punti lì che fanno la differenza tra chi alza il trofeo e chi resta con il rimpianto di aver vinto le partite “più belle”, ma non quelle decisive.

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