“Una americanata”. Il calcio non ha bisogno dell’Halftime Show

Offside! C’è una parola che descrive perfettamente quello che abbiamo visto durante l’intervallo della finale del Mondiale 2026: un’americanata.

Il calcio non ha bisogno di un Halftime Show. Non ha bisogno di un palco montato in mezzo al campo, di una sfilata di star, di cantanti che si alternano a ritmo forsennato, di influencer e personaggi che nulla hanno a che vedere con il pallone.

Il calcio è già lo spettacolo.

Immagine tratta dalla pagina Facebook di FIFA

Provate a mettervi nei panni di un tifoso. La vostra nazionale sta giocando la finale del Mondiale. Siete sugli spalti con il cuore in gola, oppure davanti alla televisione incapaci perfino di alzarvi dal divano. L’unica cosa che desiderate è che l’intervallo finisca il prima possibile, perché volete rivedere il pallone rotolare. Volete un dribbling, un tiro, una parata. Volete sapere come andrà a finire quella partita che aspettate da quattro anni o forse più…

Davvero in quel momento dovrebbe importarvi chi canta, chi balla o chi sale sul palco?

Il tifoso vive la partita, non il contorno.

E invece la FIFA insegue un’altra direzione. Più spettacolo, più intrattenimento, più contenuti da condividere sui social e più pubblico occasionale. È la logica dell’evento prima ancora che dello sport. Del business prima ancora che della passione.

Le immagini di Ronaldo (pressoché immobile) e Ronaldinho in campo durante lo show, accanto a Madonna, trasmettevano quasi più imbarazzo che entusiasmo. Poi un artista, una canzone, via il successivo. Tutto velocissimo, tutto confezionato per mantenere alta l’attenzione. Justin Bieber, i BTS, persino iShowSpeed, personaggio dalle dubbie qualità artistiche e di intrattenimento, a cantare con l’autotune una bruttissima e ripetitiva canzone al ritmo di “This is the World Cup”.

Immagine tratta dalla pagina Facebook di FIFA

Ma che c’entra tutto questo con una finale del Mondiale?

Il calcio non è il Super Bowl e non deve diventarlo.

La sua forza è sempre stata un’altra. L’attesa. La tensione. Il silenzio prima di un rigore. L’esplosione di uno stadio dopo un gol. L’ansia dell’intervallo, quando ogni secondo sembra durare un’eternità perché si aspetta soltanto il fischio dell’arbitro.

Il Mondiale 2026 è sembrato, dall’inizio alla fine, un grande prodotto di entertainment. Tante trovate del signor Infantino e del suo staff per rendere l’evento sempre più vendibile, sempre più globale, sempre più televisivo. Ma ogni volta che si aggiunge qualcosa per spettacolarizzare il calcio, c’è il rischio di togliere spazio a ciò che lo rende unico.

Forse la fotografia più involontariamente azzeccata è stata quella della maglia indossata dal cantante Post Malone nello spettacolo prima del calcio d’inizio: “I Just Hope Both Teams Have Fun”.

Siamo qui perché qualcuno vinca, qualcuno perda, qualcuno esulti e qualcuno pianga. Siamo qui per vivere 90 minuti di emozioni autentiche.

Il calcio non ha bisogno di essere intrattenimento. Il calcio è l’intrattenimento.

Quindi queste “americanate” anche no…

Immagine tratta dalla pagina Facebook di FIFA

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