Offside! Prima il caos, poi la storia. La finale di Coppa d’Africa 25-26 tra Senegal e Marocco si trasforma in uno degli atti conclusivi più assurdi e controversi che il torneo ricordi, con i padroni di casa protagonisti di una lunga serie di episodi che fanno discutere. In casa, con tutto – o quasi – dalla propria parte, il Marocco le ha provate davvero di tutte. Ma alla fine a vincere è stato il Senegal.
La partita si accende nel finale dei tempi regolamentari. L’arbitro annulla un gol al Senegal per una spinta dubbia, decisione che scatena proteste furiose. Poco dopo, al 98’, richiamato dal VAR, concede un calcio di rigore al Marocco, anch’esso accolto da polemiche e incredulità. La tensione a quel punto esplode: i giocatori del Senegal abbandonano il campo per protesta e la finale sembra sul punto di degenerare definitivamente. È però Sadio Mané a riportare tutti alla realtà, predicando calma, richiamando i compagni in campo e permettendo la ripresa del gioco.
Dal dischetto si presenta Brahim Diaz, ma quello che accade ha dell’incredibile. Il rigore viene calciato con uno scavetto lento che si spegne docilmente tra le braccia di Mendy. Un errore clamoroso che cambia completamente l’inerzia della gara. Il Marocco accusa il colpo, il Senegal ritrova lucidità e resiste fino alla fine dei tempi regolamentari.
Ai supplementari arriva il verdetto. Pape Gueye trova il gol della vita, una rete che vale il titolo e manda in estasi i Leoni della Teranga. Da lì in avanti è solo resistenza, sacrificio e nervi saldi fino al triplice fischio che consegna al Senegal la seconda Coppa d’Africa della sua storia.
Ma la finale non si è giocata soltanto sul campo. In questa Coppa d’Africa il Marocco aveva già mostrato una singolare abitudine: mandare i raccattapalle dietro la porta avversaria per sottrarre l’asciugamano del portiere. Un dettaglio tutt’altro che banale, soprattutto nella finale giocata sotto una pioggia battente, quando quell’asciugamano serviva per asciugare guantoni e pallone. Una vera e propria strategia, portata avanti con insistenza.
Anche qui, però, il Senegal ha risposto. Il secondo portiere Diouf ha deciso di diventare protagonista lontano dal rettangolo verde. Si è piazzato dietro la porta per tutta la partita, stringendo l’asciugamano come fosse questione di vita o di morte. Da quel momento è andato in scena uno spettacolo surreale, con raccattapalle marocchini che hanno provato in ogni modo a strapparglielo, prima con le intimidazioni, poi arrivando quasi alle mani. Diouf ha resistito, ha sgomitato, ne è uscito anche ammaccato, ma non ha mollato.
A condire il tutto la rissa che si è sviluppata sugli spalti tra tifosi senegalesi, marocchini, polizia e addetti alla sicurezza dello stadio. Le immagini hanno fatto il giro del web e hanno reso il clima intorno alla finale ancora più teso e surreale, completando il quadro di una Coppa d’Africa destinata a essere ricordata più per le polemiche che per il calcio giocato.
Alla fine il Senegal festeggia, il Marocco crolla in lacrime e resta la sensazione di una finale in cui, soprattutto da parte dei padroni di casa, sia stato fatto di tutto per provare a vincere. In casa, con ogni mezzo. Ma nemmeno questo è bastato. Il Senegal è campione d’Africa e noi abbiamo assistito a uno dei finali di partita più bizzarri, discussi e incredibili della storia del calcio africano.
