Marco Materazzi: o lo ami, o lo odi

Offside! C’è qualcosa di affascinante e disturbante allo stesso tempo in Marco Materazzi. Campione del mondo, protagonista del Triplete interista, simbolo di una generazione. Eppure, a quasi 20 anni da quel colpo di testa in finale a Berlino, il suo nome divide ancora. Lo si ama o lo si detesta. Senza mezze misure.

Da italiano, è impossibile non dirgli “grazie”: quel gol alla Francia nel 2006 è stato il primo tassello di una notte magica, l’apice di un sogno collettivo. Poi la testata di Zidane, quel “sacrificio” davanti a tutta l’Italia del calcio che guardava incredula. Un episodio che ha scolpito Materazzi nella leggenda, ma un giocatore non è solo un trofeo, un momento, un episodio. Un giocatore è anche quello che sceglie di essere quando si spengono i riflettori.

Marco Materazzi non è mai stato il tipo da diplomazia. Si è sempre esposto, ha sempre detto quello che pensava, anche a costo di risultare sgradevole. E c’è chi questo lo apprezza come segno di autenticità e chi invece lo trova arrogante, provocatore, incapace di lasciare spazio agli altri senza lanciare frecciatine.

Negli ultimi giorni, è tornato a far discutere. A Viva El Futbol, ha detto: “Quest’anno il Milan rischia di vincere due trofei non meritando e l’Inter niente. Questo è il mio più grande incubo.” Una frase da curva, più che da commentatore, ma è questo che Materazzi fa: divide, accende, scuote. E ieri era allo stadio a vedere il suo incubo prendere forma: 3-0 per il Milan.

Ci sono leggende che non hanno mai alzato una coppa importante, ma che hanno lasciato un segno per la loro umanità, il loro esempio, la loro lealtà. Materazzi, per quanto campione del mondo e protagonista del Triplete, ha fatto spesso parlare più per i comportamenti che per i suoi piedi. E questo, nel bilancio finale, pesa.

Un tifoso interista probabilmente si esalta davanti a un Materazzi che non ha mai smesso di essere nerazzurro. Gli altri, un po’ meno. Perché come detto c’è chi ha vinto più di lui senza mai prendersi la scena e chi ha perso tutto ma ha lasciato comunque dietro di sé il rispetto di tutti. Forse è questo che manca a Materazzi: la capacità di essere grande anche nel silenzio, nell’eleganza, nell’umiltà.

Ma lui è fatto così. E sicuramente va bene così. Perché nel bene e nel male, Marco Materazzi non è mai stato uno qualsiasi. E questo, nel calcio di oggi, è già tanto. Per alcuni un eroe, per altri un fastidio, ma indifferente mai!

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